Muos, denuncia contro la sentenza del Cga «Ministri per la perizia non estranei al giudizio»

Possono tre ministri – quelli di Ambiente, Salute e Trasporti – decidere sulla pericolosità del Muos di Niscemi, in un giudizio in cui una delle parti in causa è il ministero della Difesa, quindi il governo di cui anche loro fanno parte? Secondo l’associazione Rita Atria no e oggi, tramite il suo legale Goffredo D’Antona, ha presentato un esposto denuncia alla procura di Palermo contro la sentenza del Cga che ha smentito in parte quella di primo grado del Tar. Il Consiglio di giustizia amministrativa ha affidato il compito di una nuova perizia a un organo formato da cinque verificatori: i tre ministri pro tempore e due tecnici. Ma è proprio sulla presunta incompatibilità dei primi che l’associazione antimafie punta il dito. Non solo una questione di opportunità, ma la possibile violazione di un preciso articolo di legge: il numero 19 del codice del processo amministrativo e il conseguente abuso d’ufficio. La norma richiamata afferma che come consulenti di un giudice «non possono essere nominati coloro che prestano attività in favore delle parti del giudizio. La verificazione – continua l’articolo 19 – è affidata a un organismo pubblico, estraneo alle parti del giudizio, munito di specifiche competenze tecniche».

«Al di là di stucchevoli argomenti sulle autonomie dei ministeri – scrive l’avvocato D’Antona nella denuncia – è indubbio che i tre ministri nominati verificatori non possono certo dirsi estranei al giudizio. Un giudizio ove l’appellante è di fatto il governo italiano a mezzo del ministro della Difesa della Repubblica italiana. Inoltre con tutto il rispetto per ministri, non si ritiene che questi siano muniti di specifiche competenze tecniche». Ai tre politici si affiancheranno due tecnici nominati dal Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (C.N.R.) e dal Presidente del Consiglio universitario nazionale (C.U.N.). La prossima udienza è fissata per il 16 dicembre. Entro quella data teoricamente dovrebbero effettuare nuove analisi ed essere in grado di rispondere a tre domande: sulla consistenza e gli effetti delle onde elettromagnetiche sulla salute umana, con il Muos funzionante, da solo e sommato alle 46 antenne già esistenti nella base militare di Niscemi; se le emissioni siano conformi alla normativa e se possano mettere in pericolo la sicurezza del traffico aereo civile. Sembra sottinteso che le nuove analisi andranno effettuate con le parabole dell’impianto Usa pienamente funzionanti, nonostante al momento l’impianto sia ancora sotto sequestro per decisione del Gip di Caltagirone.

Altro punto critico secondo l’associazione Rita Atria è la decisione del Cga di addossare tutte le spese della nuova perizia al Comune di Niscemi, parte in causa risultata vincitrice al primo grado di giudizio. Responsabilità pesante vista la difficile situazione economica che affrontano gli enti locali in tutta la Sicilia. «Spese ingentissime – si legge nella denuncia – basti solo pensare ai costi di spostamento di cinque soggetti tra i quali, allo stato ben tre Ministri della Repubblica. A parere di chi scrive – continua – è un atto di profonda ingiustizia leggere che il Muos possa divenire legittimo, e forse legale, o che una sentenza di un Tar possa essere modificata, sol perché un Comune non può anticipare le spese di una verificazione amministrativa dai costi ingentissimi».

Infine ci sono i dubbi su due componenti del collegio: il presidente Marco Lipari e il consigliere estensore, Gabriele Carlotti. Perplessità che nascono dal doppio incarico che ricopre il secondo, e che ha ricoperto il primo. Lipari, oltre a essere membro del Cga, è stato capo dell’ufficio legislativo del ministero degli Affari esteri guidato da Franco Frattini e capo di gabinetto del ministero dei Beni culturali fino al 2013. Carlotti è ancora componente di un gruppo di studio al ministero dell’Ambiente, nonché consigliere giuridico dell’autorità dell’energia e del gas. L’associazione Rita Atria si rivolge alla Procura di Palermo – si specifica nella denuncia – «per capire se la violazione di norme sia dovuta a distrazioni o siano in relazione agli importanti e prestigiosi incarichi governativi». Solo l’ultimo capitolo di una vicenda che, dopo la decisione del Cga, sembrerebbe essere tornata nelle mani della politica. 


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