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Foto di: D'alì Sindaco

Trapani, per la Dia «D'Alì è socialmente pericoloso»
Chiesto soggiorno obbligato, a rischio la candidatura

Pamela Giacomarro

Cronaca – La richiesta della Direzione investigativa antimafia piomba come un macigno sulla campagna elettorale del capoluogo. Il senatore ha subito un processo per concorso esterno alla mafia, da cui è uscito in parte prescritto e in parte assolto. «Sospendo la campagna elettorale e torno a Roma», commenta il diretto interessato

«Socialmente pericoloso». Con questa motivazione la Direzione investigativa antimafia di Palermo ha avanzato la richiesta di soggiorno obbligato nel Comune di residenza nei confronti del senatore di Forza Italia Antonio D’Alìattualmente in corsa per la poltrona di primo cittadino a Trapani. Il provvedimento è stato notificato ieri, poche ore dopo la presentazione delle liste ai difensori del parlamentare e sarà discusso il prossimo mese di luglio dinnanzi ai giudici. 

D’Alì in mattinata è volato a Roma per incontrare il commissario regionale di Forza Italia, Gianfranco Micciché e i vertici del partito. Probabilmente vedrà anche Silvio Berlusconi. Annullati i due incontri – uno con gli studenti universitari e l’altro con gli agenti immobiliari - in programma oggi nei locali del suo comitato elettorale in Viale Regina Margherita. D'Alì è stato processato per concorso esterno all'associazione mafiosa, in secondo grado è stato assolto per le accuse successive al 1994 e prescritto per quelle precedenti. Per quest'ultimo periodo sono stati provati i rapporti con Cosa Nostra. 

La richiesta della Dda di Palermo della misura di obbligo di soggiorno per D'Alì, è stata inoltrata lo scorso 4 maggio, ma la notifica del provvedimento, fatta dal Tribunale (e non la Dia) con la fissazione dell'udienza, è arrivata alle 15.20 di ieri, quando erano già scaduti da oltre tre ore i termini per la presentazione delle liste per le elezioni dell'11 giugno. Le liste collegate a D'Alì dunque erano già state presentate.

«La persecuzione giudiziaria continua! Due volte assolto e nuovamente aggredito - commenta D'Alì -. Al di là degli aspetti e degli esiti giudiziari, per me certi nella riaffermazione della mia colpita dignità, ma purtroppo anche nella lungaggine di un già patito calvario, il messaggio è inequivocabile: al di fuori del percorso elettorale democratico qualcuno vuole e può far sì che io non possa impegnarmi come sindaco nel far diventare Trapani la città civile ed all'avanguardia per la quale ho sempre disperatamente lottato». 

L'ex sottosegretario del governo Berlusconi parla esplicitamente di persecuzione. «Il continuo attacco alla mia dignità dovrebbe allarmare tutti, solo chi ha interesse a non vedere e capire può non chiamarlo una persecuzione che non trova la fine neppure dopo le sentenze di assoluzione. Sento il dovere in questo momento di sospendere ogni mia personale attività di campagna elettorale, torno amareggiato a Roma per onorare come di consueto il mandato parlamentare, poiché ritengo che, pure essendo stato assolto da ogni accusa anche in Appello, non potrei condurre le opportune iniziative con questo carico di infamia scaricatomi addosso». 

Sospesa dunque la campagna elettorale, ma resta in piedi la candidatura. Persone vicine a D'Alì fanno sapere all'Ansa che se la notifica fosse stata fatta prima della scadenza dei termini si sarebbe preso in considerazione l'eventuale ritiro del senatore con l'inserimento di un altro candidato sindaco da parte della coalizione. A questo punto, se D'Alì decidesse di ritirarsi tutte liste a lui collegate decadrebbero. Ecco perché secondo alcune fonti della coalizione D'Alì potrebbe andare avanti nella campagna elettorale, al momento sospesa in attesa di un vertice a Roma. Per l'avvocato di D'Alì Gino Bosco, «si tratta di un'esasperazione della democrazia. Le considerazioni della Procura sulle motivazione della sentenza di appello - afferma il legale - potevano essere fatte con più celerità in modo da evitare di arrivare a ridosso delle elezioni».  

Rincara la dose il direttore interessato. «Già, io sarei socialmente pericoloso - attacca D'Alì -. Per mia sventura io sono solamente politicamente da abbattere! Lascio ogni valutazione alla capacità di giudizio e di reazione dei Trapanesi, affido il prestigioso bagaglio di idee e di entusiasmo nelle mani del mio partito e di tutti i candidati del mio saldo schieramento e nel cuore delle donne, degli uomini e dei giovani che si sono già con me ufficialmente dichiarati, persone tutte di grandi e indiscutibili qualità morali ed intellettive, che meritano di poter godere del consenso elettorale dei cittadini trapanesi».