Voti e mafia, tutti gli uomini di Lombardo «Quando non era nessuno, te lo ricordi?»

Telefonate, una vecchia agenda sequestrata dai Carabinieri a un avvocato di Barrafranca, svariati incontri tra cui alcuni risalenti agli anni ’90 e la continua ricerca di voti, dalle comunali di Acireale alle provinciali del maggio 2003 di Enna. Sono questi gli elementi chiave, secondo il giudice Marina Rizza, che dimostrerebbero il legame tra l’ex presidente della Sicilia Raffaele Lombardo e due esponenti di spicco di Cosa nostra: l’avvocato ennese ed ex consigliere provinciale Dc Raffaele Bevilacqua, considerato il colletto bianco a capo di Cosa nostra nel centro della Sicilia e Rosario Di Dio ex consigliere comunale, già sindaco di Castel di Iudica, ma anche, secondo le inchieste giudiziarie, boss in ascesa del Calatino.

È l’estate del 2003 quando gli uomini della Dia, dopo l’arresto di Raffaele Bevilacqua, sequestrano nella casa del penalista un’agenda. Tra i vari appuntamenti messi neri su bianco c’è quello del 28 aprile 2003: «ore 8 da Raf» e poi, per il primo giorno di giugno dello stesso anno: «sollecitare Raf. per assunzione Sabrina aeroporto». Il «Raf.» in questione sarebbe proprio Raffaele Lombardo, all’epoca deputato europeo nelle fila dell’Udc impegnato con i suoi uomini nella campagna elettorale per le provinciali di Enna. Tra i vari galoppini c’è pure Salvatore Bonfirraro che nel 2006 verrà condannato per associazione mafiosa perché braccio destro e intermediario dell’avvocato capomafia di Enna. Il 20 maggio 2003 è Lombardo a chiamare di notte Bonfirraro per lamentare il mancato rispetto di un accordo elettorale. «Raffaelluccio – dice Lombardo riferendosi secondo gli investigatori al capomafia Bevilacqua – si è schierato con Palermo (candidato contrapposto a quello sostenuto da Lombardo, ndr) e tu stai eseguendo». «No, no – risponde contrariato Bonfirraro – il tuo omonimo non c’entra niente».

Secondo il giudice Rizza la «rabbiosa» telefonata tra i due dimostrerebbe «un’aspettativa qualificata nel quantitativo di voti a disposizione di Bevilacqua che non può che iscriversi in un contesto di rapporti assai più articolato e non circoscritto solo a tale episodio». L’avvocato Bevilacqua era stato arrestato già nel 1992 e poi condannato nel 1995, salvo l’annullamento della sentenza per incompatibilità territoriale, a 11 anni e sei mesi. Nel 2006 una nuova condanna sempre per associazione mafiosa, fino all’ergastolo, due anni dopo, perché ritenuto il mandante dell’omicidio di Domenico Calcagno, un piccolo imprenditore di Valguarnera che chiedeva il pizzo senza l’autorizzazione dell’avvocato. Lombardo, conclude la sentenza di primo grado che lo ha condannato a sei anni e otto mesi, non poteva «ignorare un fatto talmente eclatante».

«Quando non era nessuno, te lo ricordi?». Sono trascorsi oltre dieci anni dall’autunno del 1997, data su cui si concentrano i ricordi di un medico di Palagonia e di Rosario Di Dio. I due non sanno di essere intercettati e ripercorrono la carriera politica di Raffaele Lombardo. I flashback passano da un incontro nel distributore ad Aci Sant’Antonio in cui l’ex governatore si sarebbe recato per chiedere a Di Dio il sostegno per un suo candidato a sindaco di Acireale fino «alle prime elezioni regionali che ci sono state»: «La sera prima – spiega adirato Di Dio al suo interlocutore – la sera prima delle votazioni avevo la sorveglianza speciale è venuto con … è venuto qua con suo fratello Angelo… si è mangiato otto sigarette “Raffaele ma io che ho la sorveglianza speciale, come ci vado a cercare le persone e andargli a dire invece di votare a …. vota a Saro Di Dio”». L’incontro in questione, in cui avrebbe preso parte anche Angelo Lombardo, fratello di Raffaele, secondo il giudice Rizza risalirebbe alla notte prima delle elezioni regionali del 2001.

«È ipotizzabile – si legge nella sentenza – che il Lombardo avesse inizialmente concluso un accordo, poi modificato, per votare un candidato diverso da se stesso e dal fratello». Il ruolo di Rosario Di Dio, che era stato in carcere dalla fine del 1997 fino al marzo 2001, «era certamente noto a Lombardo» chiosa il giudice. I rapporti tra i politici autonomisti e il mammasantissima calatino si sarebbero estesi anche alla richiesta di sistemare, tramite le amicizie di Lombardo al Consorzio di bonifica, la situazione debitoria di un terreno, acquistato dal figlio di Rosario Di Dio. Raccomandazione non portata a termine e che sarebbe la causa dell’astio di Di Dio verso l’ex Presidente della Regione. Dal canto suo Raffaele Lombardo ha sempre respinto le accuse dei magistrati etnei affermando di non essersi mai recato la notte prime delle regionali nel distributore sulla Catania-Gela gestito da Di Dio. « Quella notte – ha spiegato nell’ultima conferenza stampa – ero nei paesi etnei nella zona di Tremestieri Etneo e a dimostrarlo ci sono i miei tabulati telefonici».


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