Scuole, no alle classi pollaio «Penalizzano alunni e docenti»

Nel mondo della scuola continua la battaglia contro le classi pollaio. A lanciare l’allarme stavolta è la Federconsumatori, insieme al Coordinamento in difesa della scuola pubblica catanese, in seguito a numerose richieste di intervento provenienti da insegnanti, personale, alunni e genitori. Tutti puntano il dito contro il problema del sovraffollamento delle aule, lanciando una campagna per accertare e valutare l’applicazione delle norme di sicurezza negli istituti pubblici statali di ogni ordine e grado di Catania.

La normativa in materia parla chiaro: massimo 27 persone all’interno di un’aula e la concentrazione deve rispettare il rapporto di un alunno per ogni 1,80 metri nelle scuole elementari e medie, e di 2 metri in quelle superiori. Limite che, secondo quanto denunciano le associazioni coinvolte nella campagna sicurezza, nelle aule etnee non viene rispettato. La legge stabilisce inoltre che, qualora il numero di studenti e personale effettivamente presente nelle aule sia superiore all’affollamento calcolato in applicazione del decreto ministeriale del 1975 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il dirigente scolastico deve rilasciare un’apposita dichiarazione e indirizzare l’eventuale richiesta di deroga all’Ufficio scolastico provinciale.

Ma non è solo la mancanza di sicurezza nelle scuole a preoccupare la Federconsumatori. Secondo la vicepresidente Clelia Papale, infatti, ad essere compromesso è anche il rendimento degli studenti, costretti a dover seguire le lezioni in classi troppo numerose. «La qualità della didattica e dell’insegnamento si abbassano a dismisura, penalizzando i nostri alunni che avranno un livello di qualificazione inferiore rispetto a quelli del Nord – sottolinea – E non perché siano meno intelligenti: la causa sta in un sistema che li condanna ad usufruire di un’offerta formativa inadeguata, che si sconta in tutti gli ordini scolastici». Senza considerare l’aumento dei disagi per gli alunni disabili, ma anche un problema occupazionale e di specializzazione per la classe docente, «frutto di logiche di governo incentrate sui tagli a discapito della qualità e di leggi create per fare cassa e consolidare le scuole private. Oggi, per l’istruzione dei figli, chi può preferisce pagare» spiega Papale. Dello stesso avviso anche Katia Perna del Coordinamento in difesa della scuola. «Lavorare e studiare in classi piccole non aiuta il docente a seguire gli alunni, con il risultato che i più deboli restano indietro e i più bravi non vengono valorizzati», sottolinea.

Il primo passo della campagna indetta dalle due associazioni per tutelare studenti e personale delle scuole catanesi è stato fatto già nel mese di ottobre. Si tratta della richiesta, inviata all’Ufficio scolastico provinciale, di conoscere se sono stati rispettati i vincoli di sicurezza e affollamento nella formazione delle classi per l’anno scolastico 2011-2012 in tutte le scuole pubbliche statali di ogni ordine e grado presenti nella provincia di Catania. Qualora ciò non fosse avvenuto, appellandosi alla legge 241/90 in materia di trasperenza, «è stato chiesto di conoscere le eventuali richieste di deroga redatte dai dirigenti scolastici, comprensive di una valutazione sul rischio conseguente alla mancata osservanza delle disposizioni di legge cui si intende derogare e delle misure tecniche che si ritengono idonee a compensare tale rischio».

Ad oggi, però, spiega l’avvocato Claudio Longhitano, «a distanza di più di due mesi dall’ultima richiesta, dal Provveditorato non è ancora arrivata nessuna risposta». Il legale lamenta il silenzio dalle istituzioni e annuncia che, se non otterrano risposta, le associazioni continueranno sulla strada delle azioni legali. «Chi di dovere si deve assumere le proprie responsabilità – avverte – Invieremo un’altra lettera di sollecito ma, se dall’Ufficio scolastico continueranno a tacere, saremo costretti a ricorrere al Tar».

[Foto di billerickson] 


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