La politica siciliana, abituata alle trame sotterranee e ai lunghi logoramenti d’opposizione, si trova catapultata dentro uno scontro frontale all’interno dello stesso perimetro della maggioranza di governo. A Palazzo d’Orléans il clima non è più soltanto teso: la frattura tra il Presidente della Regione, Renato Schifani, e il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, […]
Foto di frame video Renato Schifani
Forza Italia, lo scontro sul futuro della Regione. Schifani tira dritto
La politica siciliana, abituata alle trame sotterranee e ai lunghi logoramenti d’opposizione, si trova catapultata dentro uno scontro frontale all’interno dello stesso perimetro della maggioranza di governo. A Palazzo d’Orléans il clima non è più soltanto teso: la frattura tra il Presidente della Regione, Renato Schifani, e il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, si è trasformata in uno scontro politico aperto senza esclusione di colpi.
Lo strappo dell’etica politica e la reazione di Schifani
A fare esplodere la polveriera sono state le dichiarazioni con cui Minardo, analizzando il quadro politico siciliano e le recenti vicende giudiziarie che hanno sfiorato gli ambienti di governo, aveva invocato una «proposta politica completamente nuova» e un atto di responsabilità, suggerendo una discontinuità nella leadership e una vera e propria apertura di cantiere per la futura governance dell’Isola. Parole che nel linguaggio felpato della politica suonavano come un invito all’ex presidente del Senato a fare un passo di lato e a rinunciare alle ambizioni di un secondo mandato.
La replica di Schifani, maturata dopo giorni di incontri riservati e frenetiche consultazioni con i vertici azzurri e della coalizione, è arrivata oggi netta, a margine degli Stati Generali dell’Istruzione a Palermo. Senza filtri e a briglie sciolte, il governatore ha risposto per le rime. «L’etica politica – ha dichiarato -la conosco e quindi gli inviti al rispetto dell’etica politica di Minardo naturalmente li respingo al mittente, perché la mia storia si commenta da sé per senso delle istituzioni. Io onorerò il mio mandato fino al termine e non deluderò i siciliani».
Nessuna intenzione di farsi da parte, dunque, né tantomeno di accettare lezioni di morale o di strategia di partito da chi oggi guida Forza Italia in Sicilia. Schifani rivendica il proprio operato e la legittimazione istituzionale ricevuta dagli elettori nel 2022, spazzando via le voci di possibili dimissioni anticipate balenate nelle notti di massima tensione a piazza Indipendenza. Con la consapevolezza che tale decisione la dovrà solo subire, non governare.
Un partito spaccato e le manovre per il futuro della Sicilia
Sullo sfondo resta un partito visibilmente spaccato e un centrodestra isolano in fibrillazione. Se da un lato l’ala lealista del gruppo parlamentare all’Ars si è stretta attorno al governatore per proteggere la tenuta della giunta e difendere le riforme avviate, dall’altro la segreteria regionale guidata da Minardo preme per ridefinire gli equilibri strategici, accogliendo i segnali di insofferenza che arrivano da una parte dei territori e dei quadri dirigenti. E soprattutto puntando anche su una nuova generazione di politici. Almeno più giovani.
Non è un caso che nei corridoi della politica nazionale e regionale si registrino già le prime sortite: figure di peso della deputazione azzurra a Roma, come il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, hanno fatto sapere di essere pronte ad assumere ruoli di primo piano qualora il partito e la coalizione lo richiedessero. Un chiaro segnale che il posizionamento per la futura leadership è già cominciato.
La tenuta dell’Assemblea e la prova dei fatti
Nonostante i tentativi della diplomazia romana di ricucire lo strappo e spegnere gli incendi prima che possano intaccare il quadro nazionale, lo scontro d’Oltre-Stretto rischia di avere ripercussioni immediate sui lavori dell’Assemblea Regionale Siciliana. Con una giunta chiamata ad affrontare dossier cruciali, dalla spesa dei fondi comunitari del Pnrr alla riorganizzazione della sanità territoriale e alle emergenze infrastrutturali, la guerra dichiarata tra Schifani e Minardo, quindi l’apparato di Fi, rischia di trasformare ogni seduta di Sala d’Ercole in un terreno di scontro tattico.
Schifani, tuttavia, intende tirare dritto. La sua mossa a briglie sciolte è il tentativo di riprendere in mano il boccino della politica regionale, spostando il dibattito dai posizionamenti di partito ai risultati dell’azione di governo. La partita per Palazzo d’Orléans è ormai entrata nella sua fase più aspra, e le schermaglie di questi giorni confermano che la resa dei conti nel centrodestra siciliano è appena cominciata. Ma, anche in questa occasione, Schifani non può fare i conti senza l’oste. E Minardo sembra avere vini pregiati da servire su un vassoio d’argento ai giovani leoni di Forza Italia.