Retake Palermo, volontari denunciano atto vandalico D’Amico: «Serve maggiore sintonia con le istituzioni»

Erano passate appena poche settimane dall’intervento di pulizia del Comune sul
Tempietto della musica a piazza Castelnuovo, imbrattato di scritte vandaliche. Ma il tempo per godere della pulizia è stato davvero poco. Nel pomeriggio di ieri, infatti, ecco rispuntare scarabocchi e volgarità. Fra i primi ad accorgersene è stato un volontario dell’organizzazione Retake PalermoTramiamociviltà, movimento spontaneo e apartitico di cittadini che promuove il decoro urbano. La decisione è immediata: presentare una denuncia per i reati di deturpamento e imbrattamento di beni pubblici e danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale al Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico e Storico di Palermo.

«Le scritte, che sporcano le pareti del Tempietto e la pavimentazione della piazza, sono balzate subito all’occhio proprio per via della pulizia che era stata appena portata a termine, dopo mesi di segnalazioni», racconta
Marco D’Amico, coordinatore di Retake. In questo caso, l’organizzazione non era intervenuta direttamente ma si era rivolta alle istituzioni competenti, perché si tratta di un bene monumentale storico. Questa volta, però, non ci sono solo disegni e dediche: quasi a marchiare il pavimento della piazza c’è un elenco di sette nomi e cognomi, che termina con la frase in dialetto «i nummari 1». Che gli autori dell’atto vandalico siano stati così spavaldi da lasciare in bella mostra le proprie firme?

I volontari di
Retake si sono quindi improvvisati veri e propri investigatori, andando ben oltre la semplice segnalazione. «Abbiamo cercato e trovato sui social delle corrispondenze a questi nomi e cognomi – svela il coordinatore – Li abbiamo in un certo senso identificati e li abbiamo quindi segnalati all’autorità competente, che provvederà a fare le dovute verifiche». Malgrado la situazione appaia piuttosto chiara, il volontario precisa che gli autori del misfatto potrebbero anche essere altre persone che hanno scritto quei sette nomi all’insaputa dei soggetti corrispondenti, che non sarebbero altro che quindicenni. «Non abbiamo le prove che siano stati effettivamente i sette ragazzini da noi individuati. Ma intanto abbiamo dato dei suggerimenti e degli spunti agli inquirenti», aggiunge D’Amico.

Ma per fugare ogni dubbio potrebbe bastare davvero poco. Perché la zona è tenuta sotto osservazione da
numerose telecamere: «Dovrebbe essere semplice prendere le immagini che immortalano l’atto vandalico specifico e confrontare i soggetti ritratti con i nomi e le foto che noi abbiamo fornito», dice ancora il volontario. Ovviamente ammesso e concesso che le telecamere del luogo siano regolarmente funzionanti. Ad aggiungere sdegno alle circostanze di questo episodio è il fatto che sia presumibilmente avvenuto in pieno giorno: «Chi ha segnalato l’episodio è solito portare il proprio cane a passeggio la mattina alle 7 e la sera alle 21 – racconta ancora D’Amico – Di mattina le scritte non c’erano, di sera sì». Quindi tutto potrebbe essere accaduto sotto gli occhi di molte persone.

Tuttavia, una soluzione definitiva potrebbe anche esserci: «Sarebbe il caso che quel Tempietto venisse utilizzato per lo scopo per cui è stato costruito 200 anni fa, cioè
fare della musica», spiega il coordinatore, che prosegue: «Abbiamo due orchestre sinfoniche a Palermo, ma in quarant’anni non ho mai visto un concerto in questo luogo. Oltre a tutti i gruppi emergenti e ai ragazzi palermitani che potrebbero esibirsi». Rendere, quindi, nuovamente fruibile il Tempietto come luogo di musica lo farebbe tornare un posto frequentato. A questo dovrebbero comunque unirsi gli indispensabili controlli, quelli che «se mancano nella piazza principale di Palermo, figuriamoci altrove».

«Quando si verificano questi episodi di vandalismo è chiaro che immediatamente c’è l’attimo di
scoramento, ma poi bisogna subito ripulire. La nostra filosofia è che il brutto attrae il brutto, mentre il bello attrae il bello», conclude D’Amico, che confida in un impegno più concreto da parte delle istituzioni locali: «C’è un sostegno morale, ma poco altro. Manca un sostegno nelle azioni -dice – La città non può essere lasciata solo nelle mani dei volontari, serve anche la presenza delle istituzioni e di chi è pagato per curare e tutelare Palermo. Ci auguriamo di poter presto lavorare in sintonia, volontari e istituzioni insieme».

Silvia Buffa

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