Quarant’anni fa moriva Ezra Pound

Un verso di Pound si riconosce subito: non è poesia, ma forma fisica. Quella del muscolo bene allenato. Si sottopone a sforzo, estensione/contrazione, ma rimane intatto. E’ un risultato biologicamente perfetto. Andando a correre, domani, seppure non vi convinca, pensateci. Sentirete la leggerezza che vi accompagna, bicipiti-Cantos in azione, lunghissimi del dorso-Catai in funzione, talloni-Mauberley pronti a spiccare il volo.

Mi piace guardarlo così: a sessant’anni. Camicia sbottonata, pantaloni tenuti su solo da un laccio. Strizza gli occhi in un’espressione terribile. La faccia piena di rughe, la bocca spalancata. Un volto raccolto e enigmatico.

Massimo Cacciari, in un’intervista, dichiarò di averlo conosciuto, di averlo visto passeggiare con l’ultima compagna vicino le zattere. Un profeta. Assolutamente un profeta, diceva. (a destra, foto di Ezra Pound, foto tratta da writing.upenn.edu)

Americano, classe 1885, sepolto nell’isola di San Michele accanto a Olga Rudge, la moglie, passato alla storia come uno dei più grandi poeti del ‘900, traduttore, saggista, sinologo, ma anche conduttore radiofonico e critico. Odiato dal potere connazionale per il suo filofascismo e per questo rinchiuso in un manicomio per 12 anni.

Ezra Pound. Economista, prima che poeta. Un veggente. Che ha previsto con incredibile anticipo il governo bancario mondiale, la tirannia finanziaria, l’imperialismo economico americano: “Lo spirito della mia patria è l’aggressione economica. Chi non capisce questo, non ha capito gli Stati Uniti.”

Molto di quello che ha scritto e fatto è incentrato sul tema, i Cantos, le trasmissioni radiofoniche, i saggi. L’usura e il sistema bancario. Ciò spiegherebbe, in parte, l’impenetrabilità dei suoi versi, lontani dall’uso poetico. Dai cantos 42-44, sulla fondazione del Monte dei Paschi di Siena e sulle riforme Leopoldine, al famoso cantos 45 sull’usura. Le trasmissioni radiofoniche pre-belliche sulla libertà di non indebitarsi: “Una nazione che non vuole indebitarsi (Italia) fa rabbia agli usurai…” . Gli espliciti saggi economici dei “carteggi Jefferson-Adams” o “l’ABC dell’economia”.

Pound fece dell’economia materia lirica. Un critico per il diritto del popolo contro i governi dell’usura. Si scagliò sull’interesse bancario (denaro sottratto e fondato sul niente), contro i governi che affamavano le nazioni nel nome della solidità dello Stato (Roosevelt). Precorse i nostri tempi: un mondo che sarebbe precipitato nel governo delle banche. Il mondo d’oggi.

Propose, inascoltato, l’insegnamento di concetto e uso della moneta nelle scuole, perché le nuove generazioni venissero tratte dal buio. Insisteva sull’istruzione. Inutilmente. Propose la valuta prescrivibile, come unica tassa e contro l’accumulo del capitale: banconote che per mantenere il loro valore liberatorio dovevano essere rivalutate ogni mese mediante l’apposizione di un bollo pari a un centesimo del valore facciale, di modo che in cento mesi la tassa uguagliasse la moneta, annullandola.

Sono stato sulla sua tomba, questa estate. Un inno a un uomo siffato, avrebbe detto zio Goffredo (Benn).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Un verso di pound si riconosce subito: non è poesia, ma forma fisica. Quella del muscolo bene allenato. Si sottopone a sforzo, estensione/contrazione, ma rimane intatto. E’ un risultato biologicamente perfetto. Andando a correre, domani, seppure non vi convinca, pensateci. Sentirete la leggerezza che vi accompagna, bicipiti-cantos in azione, lunghissimi del dorso-catai in funzione, talloni-mauberley pronti a spiccare il volo.

Un verso di pound si riconosce subito: non è poesia, ma forma fisica. Quella del muscolo bene allenato. Si sottopone a sforzo, estensione/contrazione, ma rimane intatto. E’ un risultato biologicamente perfetto. Andando a correre, domani, seppure non vi convinca, pensateci. Sentirete la leggerezza che vi accompagna, bicipiti-cantos in azione, lunghissimi del dorso-catai in funzione, talloni-mauberley pronti a spiccare il volo.

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