Oggi gli attivisti che si battono contro le parabole Usa di Niscemi, sfilano davanti ai palazzi delle Istituzioni del capoluogo: dal Tribunale alla prefettura, passando per il Comune e la Questura. Protestano contro quella che i legali del movimento definiscono uno sproporzionato accanimento repressivo. Citano casi recenti, come la militante denunciata per possesso di armi improprie dopo aver comprato delle forbici. «Come se essere attivisti comporti una presunzione di colpevolezza», denunciano