Pd e diritti civili, il siciliano Lo Giudice divide il partito Due figli col marito e lotta per la maternità surrogata

La sua nomina a responsabile del Dipartimento tematico dei diritti civili del Partito democratico ha suscitato polemiche e provocato tre dimissioni all’interno del partito. Lui è Sergio Lo Giudice, il 57enne messinese di nascita e bolognese di adozione, uno dei volti storici del mondo Lgbt italiano. Laureato in Filosofia nell’università di Messina, dove torna tutte le estati per le vacanze, si trasferisce in Emilia nel 1986 e insegna in un liceo. Diviso fra l’associazionismo e la politica, Lo Giudice è stato presidente nazionale dell’Arcigay, per dieci anni anche consigliere comunale a Bologna e senatore del Pd dal 2013 al 2018. 

Tema dello scontro interno al partito è la maternità surrogata, argomento caro a Lo Giudice ma contro cui da tempo si battono le donne fondatrici del Pd Francesca Marinano, Francesca Izzo e Licia Conte che hanno scritto al segretario Maurizio Martina per comunicare il proprio passo indietro di fronte alla scelta del partito di «una figura che ha fatto della battaglia per la legalizzazione dell’utero in affitto la propria bandiera identitaria», per usare le loro stesse parole. 

«Considero questa polemica strumentale e infondata – commenta Lo Giudice a MeridioNews – Queste tre signore dicono che la mia nomina sia un’apertura del partito alla tematica dell’utero in affitto. Innanzitutto trovo sia del tutto inopportuno e oltraggioso usare la definizione utero in affitto, riduttiva per riferirsi a donne che mettono in campo questa loro scelta con libertà e consapevolezza». Non fa mistero il senatore di essere impegnato da anni nel riconoscimento dei diritti dei bambini figli di due uomini o di due donne, a partire dalle questioni legate alla stepchild adoption. Letteralmente “adozione del figlio affine”, un istituto giuridico che consente al figlio di essere adottato dal partner (unito civilmente o sposato) del genitore. 

«Sul tema della gestazione per altri bisogna innanzitutto fare delle distinzioni – precisa Lo Giudice – tra lo sfruttamento del corpo delle donne che può esistere, specie in luoghi dove la donna non è ancora sufficientemente tutelata o vi ricorre per condizioni di estrema povertà come nei Paesi del terzo mondo, e le situazioni normate e legittime in posti che vantano una lunga tradizione sui diritti delle donne come, per esempio il Canada o il Belgio. Il punto – continua – è che tutti i bambini che vengono al mondo anche attraverso qualsiasi tecnica di fecondazione assistita hanno e, quindi, devono avere dei diritti garantiti». 

Su questo tema i tribunali sono andati avanti e molti Comuni, anche siciliani, registrano già la nascita di bambini come figli di due uomini o di due donne. È il caso, ad esempio, di due gemellini catanesi. Parla con cognizione di causa Lo Giudice che, insieme a Michele Giarratano – l’uomo al quale è unito civilmente – ha due figli, una maschietto di quattro anni e una femminuccia di quasi due. «Sono nati entrambi in California portati in grembo dalla stessa donna che è diventata una di famiglia e con cui ci scambiamo continuamente foto dei nostri bambini – sorride – nei periodi in cui non riusciamo a incontrarci a causa della distanza». 

Al di là delle polemiche, l’ex senatore ha accolto «con grande piacere la fiducia che mi è stata accordata e starò in questo ruolo pensando a tutti i diritti civili che non sono solo questioni di gay o di lesbiche, come può pensare qualcuno: dai disabili alle carceri, dagli immigrati di seconda generazione alle libertà individuali di tutte le persone», afferma. Insomma, Lo Giudice non ci sta alla dinamica di legare al suo nome e alla sua nomina una sola questione. In vista del prossimo congresso del Partito democratico è consapevole del fatto che il tema non è in discussione. «È uno dei tanti su cui bisognerebbe aprire un dialogo, ma non ci sono proposte di legge in merito e non sarà nemmeno all’ordine del giorno. Più che altro, temo sia una bandiera agitata solo da detrattori scandalizzati di vedere riconosciuti i diritti dei bambini nati all’estero grazie a una possibilità legale e legittima che si mette in pratica da decenni». 

E il Pd? «È reduce dalla più grande sconfitta da quando esiste la sinistra italiana – ammette – Per questo è necessario ripensare un progetto politico che avvii dall’interno un percorso di apertura di porte e finestre, mirando a un ampio coinvolgimento di cittadini, associazioni, e altre forze politiche. Da qui al prossimo febbraio – conclude – sono convinto che il partito riuscirà a mettersi in discussione e a rimettere al centro le questioni che riguardano la lotta per l’uguaglianza in un Paese in cui cresce sempre di più la forbice delle disuguaglianze. Il nostro punto di forza deve essere rappresentare e non trascurare le fasce più deboli, mettendo in campo non solo domande che agitano ma anche risposte che costruiscono». 

Marta Silvestre

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