Pd, all’esame di coscienza del partito manca Faraone Braccio destro di Renzi diserta la direzione regionale

Fausto Raciti rimette il suo mandato alla direzione regionale del Pd. Insomma al momento resta, ma con riserva. Il Partito democratico prova a ricompattare le fila dopo la batosta alle ultime elezioni. Stamattina a Palermo in una sala mezza vuota del Grand hotel des Palmes, la direzione del partito ha riunito le anime del partito per analizzare il voto in Sicilia. Assente Davide Faraone, il primo dei renziani in Sicilia. La sua è un’assenza pesante, segno che la spaccatura è ancora profonda. Qualcuno ha affilato i coltelli chiamando al senso di responsabilità e alla necessità di non portare il Pd a essere comprimario tra il centrodestra e i grillini.

Ma all’ordine del giorno c’era il futuro della segretaria regionale. Raciti, che nelle settimane scorse si è dimesso dalla carica, durante il suo intervento ha spiegato quelli che ritiene siano stati i motivi del fallimento. Tra l’incapacità del Pd di anticipare il ciclone cinquestelle e la perdita dell’elettorato moderato che non ha votato per una corrente affine. ll riferimento è a Liberi e Uguali che, risultati alla mano, non ha raccolto l’elettorato tradizionale di sinistra. Adesso per il futuro del Pd le alternative sono due: proseguire con Raciti oppure nominare un reggente, sul modello Martina a livello nazionale, fino al congresso. «È tempo di valutazioni politiche senza veli e senza ipocrisie – dice Raciti -. Le elezioni hanno lasciato degli strascichi pesanti, ma da qui si riparte. Dentro questo voto c’è un giudizio severo degli elettori verso il Pd».

Per Beppe Lumia il Pd non solo ha perso le elezioni, ma l’anima e la sua identità regalando voti soprattutto ai pentastellati. «La discontinuità con il Partito-io e quello a deriva Dorotea deve essere netta e rigorosa – dichiara -. Se non si dà un segnale deciso, almeno bisogna far capire che il partito ha rotto con il passato. Dobbiamo ritornare a essere il partito di riferimento dell’elettorato moderato e tradizionale». Al congresso nazionale il Pd siciliano dovrà comunque arrivare compatto. «Se al prossimo congresso vincerà nuovamente il partito dell’Io siamo destinati alla disgregazione. Mettiamo in campo le nostre idee per ripartire da zero». E sulla conferma di Raciti, Lumia spiega la sua ricetta. «Il problema del Pd oggi non è la guida, ma trovare una rotta decisa collegialmente».

Duro il commento dell’ex assessore all’agricoltura Antonello Cracolici: «Il Pd ha perso tutto – attacca l’ex assessore regionale – La scissione ha portato alla perdita soprattutto del nostro elettorato storico. In Sicilia abbiamo avuto il peggior risultato d’Italia e qualcuno non ha ben compreso che non possiamo permetterci altri passi falsi. Da oggi si riparte, senza divisioni, remore o rimpianti. Alle Amministrative dobbiamo arrivare con un progetto nuovo e con un’identità chiara». All’interno del Pd c’è chi sostiene il rinnovo della conferma di Raciti e chi invece preferirebbe una reggenza ad interim. «Sono dell’idea che la reggenza della segreteria regionale sarebbe la soluzione migliore per il partito», dice il segretario provinciale Carmelo Miceli, l’unico dei renziani presenti in sala. «Andiamo avanti – afferma il deputato Baldo Gucciardi -. Recuperiamo il rapporto con il nostro elettorato. Al di là del segretario ci aspetta una sfida difficile il prossimo 10 giugno e dobbiamo arrivarci uniti».

All’orizzonte ci sono come detto le amministrative in cui il Pd correrà in 137 comuni dell’Isola, tra i quali Catania e Siracusa dove i primi cittadini uscenti – Enzo Bianco e Gianluca Garozzo – sono proprio del Partito democratico. Scontro importanti anche a Trapani, Messina e Ragusa. 


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