Niente compiti a casa per le vacanze, in Sicilia prof divisi Crescono i sì: «Sono discriminanti per chi è svantaggiato»

«Vorrei sensibilizzare il corpo docente a un momento di riposo degli studenti e delle famiglie affinché vengano diminuiti i compiti durante le vacanze natalizie». Sono le parole del ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, dette in occasione di un incontro con il garante per l’infanzia lo scorso 10 dicembre, con le quali ha annunciato una circolare «per la diminuzione dei compiti durante le vacanze, compiti che gravano sugli impegni delle famiglie». Le reazioni da parte degli insegnanti sull’Isola sono state diverse: c’è chi ha accolto di buon grado e ha seguito l’invito del ministro e chi, invece, ha assegnato degli esercizi da consegnare al ritorno tra i banchi. 

C’è poi pure chi ha anticipato i tempi avendo aderito da tempo alla campagna nazionale Basta compiti. È il caso di Anna Schembri, maestra di scuola elementare di scienze, inglese ed educazione motoria a Portopalo di Capo Passero (in provincia di Siracusa). Insegnante da 18 anni, da cinque è passata di ruolo e poco dopo ha aderito alla campagna Basta compiti lanciata da Maurizio Parodi, un preside di Genova. «Da sempre sono contraria a questa scelta didattica perché ho tre figli e so cosa significa – spiega Schembri a MeridioNews – Interi pomeriggi passati attorno a un tavolo». Oltre al punto di vista di mamma c’è anche quello di docente: «I compiti a casa non servono a nessuno: i bambini bravi imparano in classe, per quelli che hanno difficoltà diventano discriminanti. Penso – aggiunge – a chi viene da ambienti svantaggiati o a chi non ha l’appoggio dei genitori». La scelta di non dare compiti si inserisce in un più ampio metodo di insegnamento. «In classe i bambini ripetono a turno. Per l’insegnante – sostiene – il carico di lavoro è più pesante ma dagli alunni lo studio viene vissuto in maniera più rilassata, quasi come un gioco. Ci sarà tempo per imparare a gestirsi da soli».

Ad avere aderito alla stessa campagna un paio di anni fa è anche Mariateresa Asaro, docente di storia e filosofia al liceo linguistico e di scienze umane Quintiliano di Siracusa. «Il lavoro principale lo facciamo in classe, per casa assegno solo ripassi perché – motiva – chi non riesce a fare da solo sarebbe costretto a pagare costose ripetizioni e si creerebbero delle disparità sulla base della situazione economica delle famiglie». Per i più volenterosi resta la possibilità di fare ricerche sugli argomenti da condividere poi con i compagni. «Credo che dopo sei ore tra i banchi, gli adolescenti abbiano la necessità e il diritto di dedicarsi ai loro hobby», spiega Asaro facendo riferimento anche a una circolare ministeriale «che prevede che non vengano assegnati compiti per il lunedì per favorire le relazioni familiari che, però, resta sempre disattesa». 

Gli alunni italiani, del resto, come certifica anche l’ultimo studio dell’Ocse, sono quelli con più compiti tra le mura domestiche. Di contro le loro competenze sono inferiori alla media: «La percentuale di 15enni con risultati scolastici negativi (non iscritti alla scuola secondaria o con risultati inferiori al livello due nei test Pisa Ocse) è del 38,5 per cento contro il 31 per cento medio Ocse (15,4 per cento in Giappone e 73,2 per cento in Messico)», si legge nello studio pubblicato all’inizio di questo mese. 

«Do esercizi da fare a casa, ma per Natale ho seguito l’invito del ministro», dice Michela che insegna matematica e scienze da tre anni. «In classe si deve spiegare, interrogare e fare esercizi di prova, i compiti a casa servono per cristallizzare le conoscenze già acquisite – spiega la docente che insegna alle scuole medie del campus don Bosco di Catania – Per le vacanze però va fatto un discorso diverso: è giusto che i ragazzi possano viverle facendo attività stimolanti, come preparare una ricetta o fare una passeggiata». Giovane tanto da avere in mente ancora quando sedeva dall’altro l’altro della cattedra, la professoressa ha «ricordi traumatici di quando i compiti per le vacanze dovevo dividerli con tutta la famiglia per riuscire a finirli. È anche per questo che li lascio liberi invogliandoli, piuttosto, a fare esperimenti di scienze».

Sulla stessa linea c’è anche Maurizio Buffa, docente di arte e immagine all’istituto comprensivo Maredolce di Palermo. «Di solito non lascio compiti da svolgere durante le feste per fare in modo che pure gli alunni le vivano come tali. Per i ragazzi di terza però faccio un’eccezione, senza caricarli, perché dovranno affrontare gli esami e serve più allenamento». Compiti sì ma che non pesino troppo. «Sono esercizi che fanno con piacere come la lettura delle opere d’arte, alcuni addirittura – conferma Buffa – si lasciano prendere e ne fanno anche più di una». 

Tra chi invece è per il sì ai compiti a casa c’è Daniela Gazzara, maestra di scuola elementare di italiano, matematica, inglese, scienze, educazione all’immagine e motoria a Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa. «Ho fatto come faccio sempre: non ho ecceduto ma ho dato la giusta quantità per evitare che al rientro gli alunni siano una tabula rasa». Compiti a casa come ripasso e allenamento utile per memorizzare le spiegazioni fatte in classe. «Senza mettersi alla prova da soli a casa manca una parte attiva del bambino che in questo modo, invece, impara il metodo di studio che è basilare acquisire a quell’età». Gestione ordinata del tempo libero, rispetto delle regole e applicazione per un obiettivo da raggiungere. «È il modo con cui i bambini hanno consapevolezza di quello che hanno compreso e serve a noi insegnanti – conclude Gazzara che insegna da oltre 20 anni – per capire se l’argomento è stato assimilato e se è possibile andare avanti con il programma che funziona a incastro».


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