Nicola Costa e il suo teatro che arriva in carcere «L’arte deve essere impegno e contributo serio»

«Il teatro serve se riusciamo a essere attivamente, socialmente, civilmente, moralmente e artisticamente contributivi, producendo risultati concreti e riuscendo a fare emozionare anche chi non è solito frequentare un certo linguaggio». Lo ripete spesso ai suoi allievi il regista catanese Nicola Costa, dal 2009 alla guida dell’accademia Giovanni Grasso e da dieci anni promotore di laboratori di teatro e legalità in scuole, carceri e università con il centro studi Teatro e Legalità – Accademia d’Arte Drammatica di cui è direttore artistico.

Un percorso che nasce da alcuni avvenimenti che hanno segnato la sua adolescenza, in particolar modo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, che accesero nel giovane Costa l’interesse alla partecipazione sociale. «Quando ho cominciato a scrivere per il teatro mi sono reso conto che il mio modo di fare drammaturgia andava nella direzione della denuncia e dei temi sociali», racconta a MeridioNews l’artista, che si è formato su testi di Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Bufalino e Fava.

Autori che sono stati d’ispirazione per alcune delle sue opere, comeTerra mia e Ritratto di un’isola, un viaggio nella letteratura da Omero a Pippo Fava che focalizza l’attenzione sull’antimafia. E a cui si mescolano citazioni di don Pino Puglisi, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Peppino Impastato, che portati sulle tavole di un palcoscenico permettono al teatro di toccare le corde emotive degli spettatori.

«Il progetto del centro studi Teatro e Legalità – Accademia d’Arte Drammatica mira ad affiancare alla formazione teatrale l’orientamento alla legalità, attraverso lo studio di alcuni testi sulla lotta alla mafia, la comunicazione, l’immigrazione, il femminicidio», spiega Costa che insiste su come «non bisogna per forza mettere in scena Il Berretto a sonagli o la storia di Giufà, ma si può portare il pubblico a ragionare su temi contemporanei con la drammaturgia dei giorni nostri».

Anche quando la platea è formata da detenuti in carceri di massima sicurezza, che con l’intervento di Salvo Fleres, garante dei diritti del detenuto in Sicilia fino al 2013, hanno avuto l’opportunità di entrare in contatto con il teatro di Costa. Che racconta di come «man mano che si andava in scena i detenuti di Bicocca e piazza Lanza e le amministrazioni carcerarie restavano soddisfatti dei risultati». Nonostante il tema affrontato fosse quello dell’antimafia, che non tutti sentono vicino, volevano incontrare il regista e gli attori per un confronto educativo, interrotto in seguito a causa dei tagli sulle attività culturali volte al recupero del detenuto.

Gli spettacoli vengono presentati sotto forma di laboratorio di teatro e legalità anche nelle scuole pubbliche, soprattutto in periferia, dove gli allievi mettono in scena i testi dei professionisti riadattati alle esigenze di studenti di elementari e medie. «I giovani, che non sono mai entrati in un teatro, figuriamoci diventarne protagonisti, riescono a essere più emotivi ed empatici degli attori di professione e questo la dice lunga sull’importanza di portare un certo tipo di teatro a Librino o a Santa Maria Goretti».

Non tutti, però, reagiscono allo stesso modo. «Alcuni facevamo mobbing sul palco, a un certo punto la loro stima per me si trasformava in silenzio e ostruzionismo – aggiunge – Il motivo? Non volevano fare la parte dello sbirro, perché per loro lo Stato non vuol dire salvezza, ma nemico».

Il regista siciliano porta avanti la sua mission anche attraverso il progetto Teatrincasa, che mira a far uscire il teatro fuori dalle strutture architettonicamente preposte allo scopo. «Non sono necessari una sala con tanto di botteghino, maschere e sipario – dice – colonizziamo spazi alternativi come librerie, biblioteche, circoli culturali, ristoranti e case private».

Spesso con i propri allievi, che hanno da 17 a 70 anni e sono psichiatri, poliziotti, avvocati, consulenti del lavoro, studenti universitari, attori o imprenditori richiamati da un solletico artistico. «Proprio in questi giorni si sono riaperti i colloqui motivazionali per la nuova edizione del laboratorio, che si svolgerà da ottobre a luglio alla sala Hernandez di Catania. È possibile prenotarsi attraverso la pagina Facebook o via mail», conclude Costa.  


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