I cocci della Cesame

Signor Francesco quando ha iniziato a lavorare per la Cesame?

Ho iniziato a lavorare per la Cesame nel 1995, dopo altre esperienze lavorative. Avevo 36 anni e credevo di aver trovato l’impiego sicuro a tempo indeterminato che tutti desiderano.

Quando avete iniziato ad avvertire i primi segni della crisi?

A dire la verità, il settore degli igienico-sanitari ha sempre subito una forte concorrenza dall’estero, soprattutto dai paesi orientali, a causa del costo più basso della manodopera e dei materiali.
Ma questo non ci preoccupava perché la Cesame aveva uno standard qualitativo molto più alto e questo ci garantiva la nostra nicchia di clientela fedele. Ma con l’andare del tempo la richiesta ha iniziato a diminuire.

Quando esattamente sono iniziati i problemi seri all’interno dell’azienda?

I primi guai sono iniziati un paio di anni fa quando il personale della Cesame, composto da circa 300 dipendenti, è stato ridotto a 130. Gli altri sono stati posti in cassa integrazione e in mobilità. I lavoratori rimasti, tra cui anche il sottoscritto, sono stati affidati, insieme all’azienda stessa, alla tutela dello Stato, attraverso il Ministero delle Attività Produttive . Dato l’imponente taglio al personale, pensavamo tutti che la crisi fosse stata arginata. Insomma, credevamo di poter stare tranquilli…

E invece?

E invece lo Stato ha affidato la gestione dell’azienda ad alcuni imprenditori privati. Ma nonostante le garanzie, i privati non hanno tenuto fede agli impegni presi con il Ministero. La prima gestione ha peggiorato la già precaria situazione dell’azienda, accumulando solamente debiti su debiti. Nel giro di poco tempo la Cesame è stata commissariata.
Adesso siamo tornati sotto la tutela del Ministero delle Attività Produttive e in attesa di essere affidati ad altri privati. Ma della Cesame a quanto pare non importa a nessuno. Ci hanno abbandonato a noi stessi.

In che senso?

Nel senso che dall’inizio del 2008 la produzione è completamente ferma. Non lavoriamo e non veniamo pagati.

Qual è la situazione attuale dei 130 dipendenti Cesame?

Ci troviamo nel limbo di chi non sa che cosa li aspetta. A giugno 2008 abbiamo presentato la domanda per la cassa integrazione ma ancora il Ministero ci deve delle risposte. Quindi non essendo ancora ufficialmente in cassa integrazione non percepiamo alcun tipo di spettanza. Ci dicono che dobbiamo aspettare. Inoltre non possiamo considerarci nemmeno disoccupati perché non ci hanno mai licenziati. Ufficialmente risultiamo ancora dipendenti della Cesame a tutti gli effetti.

Durante questi mesi che cosa avete fatto voi dipendenti per tentare di risolvere la situazione?

Abbiamo protestato. Abbiamo manifestato in Prefettura, in Piazza Duomo. Abbiamo sollecitato il Ministero. Abbiamo cercato in tutti i modi di faci sentire ma nessuno fino ad ora sembra averci ascoltati. Siamo stanchi e non vediamo via d’uscita. Abbiamo anche deciso di agire legalmente e di recente, tramite un avvocato, abbiamo presentato istanza di fallimento all’azienda con la speranza che qualcosa si muova e ci paghino tutti gli arretrati per stipendi e cassa integrazione. Ma si sa che cause come questa si trascinano anche per anni senza arrivare a niente. Non ci resta che aspettare.

E lei come vive questa situazione?

Mi ritrovo ad avere 49 anni ed essere senza lavoro. Chi mi assumerebbe alla mia età? E per fare cosa? Fortunatamente ho avuto e ho tuttora la possibilità di andare avanti grazie allo stipendio di mia moglie. Ma la maggior parte dei dipendenti Cesame poteva contare solo su uno stipendio e ora si trova in mezzo ad una strada.


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