Fiumi di lava sull’Etna: piange il ‘Gigante Buono’

Il 15 luglio scorso la madre Etna si è risvegliata dal “letargo” durato quasi due anni destando paura tra i suoi figli. Due piccole bocche eruttive si sono aperte a quota tremila e 3.050 metri, sul versante orientale del cratere sud est. Dalle fessure si sono diramate due colate alimentate modestamente e fortunatamente indirizzate verso la desertica valle del Bove, una sorta di contenitore naturale, lontano dai centri abitati e turistici.

 

Un lieve evento sismico di magnitudo 2,2 della scala Richter nei pressi dell’area dell’eruzione e qualche degassamento sono stati registrati all’alba di sabato: questo è il quadro della situazione geodinamica che ha segnato l’inizio dell’attività del vulcano.

 

In questi giorni il materiale piroclastico espulso dalle nuove bocche è stato analizzato dai vulcanologi. Dall’esame delle ceneri si è dedotto che trattasi di frammenti lavici giovani, dato che solo il 18% della composizione presenta caratteristiche cosiddette “vescicolate”. Dunque non vi sarebbe risalita dalle viscere del vulcano di magma fresco, bensì un residuo di lava vecchia, che da molto tempo stazionerebbe sotto i crateri centrali, fuoriuscito per cause ancora da accertare.

 

Gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania tengono la situazione sotto costante controllo attraverso incessanti sopralluoghi ed analisi. Le due bocche continuano ad alimentare il campo lavico con un tasso effusivo medio di 2,6 metri cubi al secondo e per una lunghezza di circa 2 chilometri. Dall’osservazione delle riprese termiche e’ stata rilevata una terza fessura esplosiva a quota 3100 lungo la frattura eruttiva all’interno del cono, dalla quale si dipartono brandelli e lembi di lava che si stagliano fino a 250 metri di altezza, accompagnati da forti boati.

«Siamo di fronte ad una situazione analoga a quella del 2004 – ha detto Sandro Bonaccorso, direttore della sezione di Catania dell’ INGV, parlando della nuova eruzione sull’Etna -. «E’ una situazione abbastanza tranquilla – ha aggiunto – perchè la lava viene fuori da crateri sommitali e si riversa nella Valle del Bove. Le bocche si sono aperte in una parte erosa del cratere di Sud-Est, sotto l’orlo della sua parte sud-orientale. Si tratta comunque di bocche effimere e poco alimentate. Aspettiamo un paio di giorni per comprendere meglio di fronte a che tipo di evento ci troviamo».

 

Il Presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, ha sorvolato la zona interessata dall’eruzione a bordo di un elicottero della Protezione Civile. Queste le sue dichiarazioni: «Siamo stati con il direttore della protezione civile, Salvatore Cocina, a fare un giro di perlustrazione sull’Etna e la situazione è assolutamente sotto controllo. La colata si sta scaricando sulla valle del Bove. Fino a questo momento c’è una grande attenzione della nostra protezione civile con un monitoraggio continuo. Possiamo dire – ha concluso il presidente – che c’è una grande serenità e sino ad ora, ripeto, nessun pericolo».

 

In seguito alle rassicurazioni di Cuffaro, il dirigente generale Cocina ha reso noto che prossimamente la Protezione Civile regionale sarà dotata di un laserscan, uno strumento inviato dalla Regione Friuli Venezia Giulia che, montato sull’elicottero, permetterà di ricostruire sul computer la geometria della colata lavica.

 

L’Etna continua la sua attività, ma lo stato eruttivo attuale viene definito dai vulcanologi “stazionario”. Quindi, da quanto affermato da esperti ed autorità, non costituirebbe alcun pericolo. Piuttosto uno spettacolo, visibile, soprattutto nelle ore notturne, con facilità dal versante orientale dell’isola nelle zone costiere comprese tra Giarre e Giardini Naxos.

 

 

Link:

L’ultimo rapporto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania

La mappa della colata al 17 luglio


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