Ex Province, Crocetta sfida il governo Renzi «Nessuna intenzione di modificare la norma»

«Il governo della Regione siciliana non ha assolutamente intenzione di presentare modifiche alla norma sulla elezione dei sindaci metropolitani». Il governatore Rosario Crocetta non molla, è deciso ad andare al braccio di ferro con il Consiglio dei ministri e annuncia battaglia. «Resisteremo nel giudizio di fronte alla Corte costituzionale se Roma decidesse di impugnare la legge, ma per ora non abbiamo ricevuto alcuna nota da Palazzo Chigi». E annuncia: «Subito dopo le amministrative il governo stabilirà la data delle elezioni dei presidenti dei liberi consorzi e dei sindaci delle città metropolitane». 

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato lo scorso 30 marzo la riforma con cui vengono istituiti sei liberi consorzi di comuni e tre città metropolitane: Palermo, Catania e Messina. Tuttavia, a differenza della legge Delrio che a livello nazionale disciplina la trasformazione degli enti, in Sicilia non è stata inserita l’assegnazione automatica della carica di sindaco metropolitano ai primi cittadini attualmente in carica nei tre capoluoghi, bensì è prevista un’elezione. Ed è proprio per questa differenza che il sottosegretario agli Affari Regionali, Gianclaudio Bressa, ha annunciato che il ricorso alla Corte costituzionale non verrà ritirato. 

Crocetta, tuttavia, smentisce di aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e prende le distanze anche dalle dure parole del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, che ieri aveva parlato di «modifiche alla norma indipendentemente dal volere del governo regionale». «Se l’Assemblea siciliana – ha risposto oggi il presidente Crocetta – vuole presentare e approvare la modifica della norma regionale che sancisce l’elezione dei sindaci metropolitani faccia pure, il governo è contrario e difenderà il testo già varato dall’aula salvaguardando così peraltro l’autonomia del nostro Parlamento regionale che si è espresso dando l’ok. Non si capisce – ha aggiunto – perché la norma sull’elezione, seppure in contatto con quella dello Stato, debba ritenersi incostituzionale in considerazione tra l’altro delle prerogative ordinamentali della Regione che non ha disciplinato in materia diversa le città metropolitane rispetto allo Stato, ma solo sulla modalità di scelta del sindaco».

La mancata definizione della legge rischia anche di complicare l’ultimo passaggio per l’approvazione del Patto per Palermo e del Patto per Catania, documenti economici fondamentali per il futuro delle due città metropolitane, che contengono i principali interventi su infrastrutture e politiche di sviluppo dei prossimi anni. Sabato è prevista la firma finale, alla presenza del premier Matteo Renzi. Tuttavia, come spiega oggi Repubblica Palermo, Leoluca Orlando ed Enzo Bianco, non essendo ancora sindaci metropolitani, non avrebbero il potere di decidere anche a nome degli altri Comuni delle città metropolitane. Palazzo Chigi avrebbe quindi invitato i due municipi a fare in fretta per trovare una soluzione entro sabato.  

Da Catania è arrivata la risposta di Bianco che rivendica il suo ruolo di «autorità urbana di Catania, esattamente – sottolinea – come è stato fatto per il Pon Metro che è già in fase avanzata di sviluppo». «Nonostante in Sicilia la definizione degli organismi delle città metropolitane sta subendo un dannoso ritardo – continua la nota del Comune etneo – la città metropolitana rappresenta in ogni caso una realtà già identificata dalla legge e di fatto. E il governo, come per il Pon Metro ha individuato Catania come soggetto pienamente legittimato alla sottoscrizione del Patto redatto grazie a numerosi incontri con la presidenza del Consiglio dei ministri».


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