«È chiaro che c’è una differenza tra testimone e collaboratore di giustizia, differenza che purtroppo talvolta crea un equivoco che danneggia l’immagine della persona onesta che si trasforma in persona non raccomandabile». Recita così il messaggio arrivato dalla presidente della Camera Laura Boldrini, a proposito della vicenda dell’ex imprenditore palermitano Angelo Niceta. Proprio ieri la segreteria particolare, rispondendo a un precedente appello, si è messa in contatto con il Comitato dei cittadini costituito per chiedere giustizia e protezione per Niceta. «Vi ringraziamo tantissimo per il vostro lavoro e per il sostegno al signor Niceta, al quale siamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro sostegno e solidarietà», si legge nella nota inviata dalla segreteria.
Quella della presidente Boldrini è l’ennesima importante presa di posizione pubblica, rispetto alla storia di Niceta, che si va ad aggiungere ai numerosi interventi di deputati e parlamentari che l’hanno preceduta e che si sono esposti con interrogazioni e commenti quando ancora era aperta la questione del passaggio da uno status all’altro. Un messaggio, quello mandato dalla terza carica dello Stato, che «non potrà essere ignorato dalla Commissione centrale del Viminale, che a breve dovrà sancire in maniera definitiva lo status di testimone di giustizia di Angelo Niceta», commentano i membri del Comitato. La questione, infatti, è tornata nelle mani del senatore Filippo Bubbico, presidente della Commissione centrale, dopo che la segreteria del procuratore Franco Roberto della Procura nazionale antimafia ha trasmesso, a metà luglio, parere favorevole per l’inserimento di Niceta e della sua famiglia nel programma di protezione per i testimoni di giustizia.
Un momento importante per l’intera vicenda, che ha permesso all’ex imprenditore di porre fine a un digiuno totale a oltranza condotto pericolosamente per oltre un mese. Due settimane fa Niceta, insieme alla moglie e ai quattro figli, è stato trasferito in una località protetta per ragioni di sicurezza. Trasferimento reso possibile dalla decisione della Commissione centrale che ha disposto l’esecuzione del programma provvisorio di protezione. «Riteniamo che la protezione per Angelo debba essere massima – aveva detto in quell’occasione il suo avvocato, Rosalba Vitale – considerato che ben quattro Procure hanno espresso parere favorevole al programma in qualità di testimone di giustizia. Attendiamo le opportune risposte scritte da parte dei due rami del Parlamento per le interrogazioni presentate».
Non sono mancati, nei mesi scorsi, gli appelli anche e soprattutto da parte della Procura di Palermo, nelle persone del procuratore capo Francesco Lo Voi e del procuratore generale Roberto Scarpinato, che si aggiungono a quelli dei sostituti Pierangelo Padova e Nino Di Matteo, i primi magistrati a raccogliere le rivelazioni di Niceta sulle collusioni fra la mafia e la Palermo bene. Proprio Di Matteo, durante un’udienza del processo trattativa, aveva chiamato Niceta sul banco dei testimoni, ribadendo ancora una volta e pubblicamente il suo ruolo di testimone di giustizia. Ruolo per il quale deporrà ancora in altri processi altrettanto importanti.
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