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Augusta, torna il relitto dove morirono oltre 700 migranti
Obiettivo posizionarlo vicino al mare come simbolo stragi

Cettina Saraceno, presidente dell'associazione 18 aprile, insieme agli altri collaboratori, ha voluto che i resti tornassero ad Augusta. La strage risale al 18 aprile 2015. Il natante si trovava a 94 miglia dalle coste libiche. Nel processo sono stati condannati due scafisti

Carmelo Lombardo

«Esporre il barcone immerso in un giardino sarà un modo per tentare di superare l'indifferenza e ricordare tutte le vittime del mare». Da martedì scorso il relitto dove il 18 aprile 2015 si è registrata una delle più grandi stragi del Mediterraneo è tornato ad Augusta, dopo due anni in cui era fermo a Venezia, per la biennale del 2019. Attualmente si trova sulla banchina della darsena, poco distante dalla Capitaneria di Porto. Cettina Saraceno, attivista dell'associazione 18 aprile 2015 che si è sempre battuta per il ritorno dell'imbarcazione in terra megarese, adesso, non nasconde l'emozione. Sull'imbarcazione, a causa di quel naufragio nel Canale di Sicilihanno perso la vita oltre 700 migranti. Solo 28 sono stati i superstiti, mentre le altre centinaia di persone sono rimaste intrappolate nella stiva su più livelli. Il natante lungo 27 metri e largo sette, al momento del ribaltamento si trovava a 100 chilometri di distanza dalle coste libiche, per poi essere recuperato a 350 metri di profondità. Da circa un anno dal drammatico accaduto, il relitto con quel che rimaneva dei corpi all'interno è stato oggetto di studi dell'università di Milano, dove però il barcone non è mai andato. Dal 2016 in poi è rimasto sulla base Nato di Augusta.

«Ai tempi si discuteva del fatto di mandare il barcone a Milano - spiega Saraceno - Ma alla fine rimase nella base Nato. Augusta si è mostrata molto sensibile a questi fatti, perché dal 2013 su queste coste si sono registrati sbarchi. Molte famiglie si sono rese disponibili anche ad accogliere nelle proprie case minori non accompagnati. Per noi di Augusta il barcone è un modo per ricordare ciò che è stato, stimolando i visitatori alla riflessione». Per questo motivo l'attivista insieme ad altri componenti, incluso il parroco Giuseppe Mazzotta, hanno cercato di dare vita al movimento 18 aprile. «Nel 2019 il Comune è diventato proprietario - aggiunge Saraceno - Da quel momento abbiamo avuto sempre in mente di realizzare una rappresentazione attorno alla barca, che è un elemento vivo della storia». 

L'idea arriva anche allo svizzero Ralgh Rugoff, che ad aprile del 2019 porta il relitto alla biennale di Venezia per realizzare l'opera intitolata Barca Nostra. Il relitto doveva rimanere nella città lagunare per un anno, ma a causa della pandemia scoppiata nel 2020 i tempi si sono dilatati. Nel frattempo l'associazione e i suoi attivisti si sono fatti promotori, insieme al Comune di Augusta, delle operazioni per il ritorno dell'imbarcazione. «Inizialmente c'era la volontà di mettere la barca all'esterno della chiesa di San Giuseppe Innografo - osserva l'attivista - Ma ci siamo resi conto che il luogo è molto difficile da raggiungere. Con l'associazione, che è laica, abbiamo pensato che il contesto ideale per il barcone sarebbe stato vicino al mare con un'aiuola accanto».

Adesso, dopo due anni, l'imbarcazione è ritornata. Durante le operazioni si sarebbe verificato anche un lieve danno alla base della struttura. Superato l'inconveniente martedì mattina il Comune e gli attivisti hanno potuto accogliere nuovamente ciò che rimane del relitto. «Il barcone è in pessime condizioni, se consideriamo che è rimasto per oltre un anno in profondità e alcune parti in legno e in ferro sono state tagliate per estrarre i corpi - conclude Saraceno - Non abbiamo speso nulla per le operazioni. Nei prossimi mesi contiamo di realizzare il Giardino della Memoria, siamo già in contatto con diversi soggetti perché quest'opera potrà essere realizzata».

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