«La Sicilia non può viaggiare a 60 chilometri orari». Prima le contestazioni del ministero delle Infrastrutture sulla sicurezza dell‘autostrada A18 Messina-Catania. Poi i lavori sulla statale 114 Orientale Sicula. In mezzo, le strade impercorribili verso i cantieri del raddoppio ferroviario sulla linea Palermo-Messina-Catania. Eppure il rischio isolamento per la provincia di Messina non è nato […]
A18 e statale 114 per Messina: degrado a tappe in 30 anni. Cgil: «La normalità non va a 60 chilometri orari»
«La Sicilia non può viaggiare a 60 chilometri orari». Prima le contestazioni del ministero delle Infrastrutture sulla sicurezza dell‘autostrada A18 Messina-Catania. Poi i lavori sulla statale 114 Orientale Sicula. In mezzo, le strade impercorribili verso i cantieri del raddoppio ferroviario sulla linea Palermo-Messina-Catania. Eppure il rischio isolamento per la provincia di Messina non è nato nelle ultime settimane. «È una scoperta dell’acqua calda – commenta a MeridioNews il segretario della Fillea Cgil Sicilia, Giovanni Pistorio -. Si sa da trent’anni, nessuno è mai intervenuto e ora si gioca a fare scaricabarile». Parte da qui l’annuncio di mobilitazione del sindacato – con le sigle di settore Fillea e Filt -, prevista per il 21 ottobre. Con partenza dagli ingressi dell’autostrada A18, a Catania e Messina, e concentramento all’area di servizio Calatabiano in direzione della provincia peloritana. Per rinfrescare la memoria su una storia che, da decenni, presenta cronache fotocopia.
Nuovo caso, vecchi problemi
A fine settembre il ministero delle Infrastrutture contesta al Consorzio autostrade siciliane (Cas) l’assenza dei requisiti minimi di sicurezza sulle autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo. Tra viadotti ammalorati, gallerie non a norma e cantieri infiniti, da Roma si minacciano interdizioni al traffico, fino alla revoca della concessione statale. Suggerendo di estendere il limite di velocità a 60 chilometri orari – già presente in tratti precedenti – tra Giarre a Messina. Un problema anche per gli attesi svincoli verso alcuni cantieri del raddoppio ferroviario. Tra cui quello per la nuova stazione interrata di Taormina. Tra le opere necessarie ma ferme, con l’esecutrice dei lavori Webuild che chiede a Rfi. Che a sua volta si rivolge a vari enti, compresa la Regione Siciliana. E a cui, ora, si aggiungono le perplessità del ministero sui viadotti Fiumedinisi e D’Agrò. Il tutto con ritardi che giocherebbero un ruolo centrale nella mancanza di liquidità del consorzio, sollevata a livello nazionale.
Statale 114: l’alternativa scomoda, ma unica
Un problema noto, in ogni caso, tanto da far muovere da mesi i mezzi pesanti per lo più di notte su un percorso alternativo. Lungo la statale 114 Orientale Sicula, che unisce Messina a Siracusa, passando per Catania. La stessa che, però, adesso sperimenta ulteriori limitazioni: la carreggiata unica sui ponti Militi e Galati, in territorio messinese, e il divieto per i mezzi superiori a 26 tonnellate. «Come dovrebbero arrivare nei cantieri i conci per le gallerie, che partono da Belpasso, nel Catanese?», chiede Pistorio.
I primi blocchi ai mezzi pesanti negli anni ’90
Una domanda che non nasce da una sfortunata coincidenza di eventi e cantieri. Ma da almeno trent’anni di mancati o parziali interventi. In Sicilia come a Roma, sotto diversi colori politici. L’A18 Messina-Catania – costruita tra gli anni ’60 e ’70 – inizia a dare i primi segni di degrado già negli anni ’90. Con un susseguirsi di limitazioni di velocità (anche a 20 o 40 chilometri orari) e, come oggi, ordinanze sul peso massimo consentito. Oltre al distanziamento dei mezzi pesanti sulle campate dei viadotti. Così come i guardrail, risultati non adatti a contenere camion e tir a suon di incidenti. Anche allora, la soluzione furono le deviazioni sulla statale 114. Portando a puntuali intasamenti del traffico e disagi nei centri abitati attraversati. Gli stessi sperimentati oggi, trent’anni dopo, dai mezzi per i lavori del raddoppio ferroviario.
Le domande degli anni Duemila e i lavori infiniti
Di polemica in ordinanza, basta saltare al 2007. Quando, in una sola seduta alla Camera dei deputati, ben due interrogazioni all’allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro sollevano dubbi sulle strade che portano a Messina. «Il governo sostiene che alla costruzione del ponte sullo Stretto vada anteposta la realizzazione di altre infrastrutture», utilizzandone i fondi, attaccano dall’Mpa all’opposizione, chiedendo chiarimenti su tempi e progetti. «Il completamento della piattaforma logistica intermodale – risponde il ministro riguardo a Messina -. Con annesso scalo portuale e assi viari, nel villaggio Tremestieri, e nodo di interscambio per l’accesso delle reti viarie». Quasi vent’anni dopo, per completare il porto di Tremestieri servono ancora 11 milioni di euro. Si sta lavorando, ma si è circa a metà dell’opera.
Da Catania a Messina: degrado a tappe in vent’anni
Nella stessa giornata del 2007, tocca alla domanda sollevata da Salvatore Raiti, deputato passato dall’Idv a L’Ulivo: «Il sistema viario della Sicilia è antico e poco sicuro, con necessari interventi di ammodernamento». Tra i quali, riporta Raiti, «i grossi problemi tuttora attuali (nel 2007, ndr) sulla A18 Messina-Catania, per l’attivazione dei lavori tra gli svincoli di Giarre e Fiumefreddo». Un tratto su cui, da allora, insistono continui lavori di manutenzione e sicurezza, con riduzioni di carreggiata, scambi di corsia e limiti di velocità. Intoppi precedenti – nel tempo e nella percorrenza – a quelli discussi nelle ultime settimane tra Giarre e Messina. Per completare il tragitto infernale, infine, il Cas ha annunciato una maxi riqualificazione da 32 milioni di euro da Giarre a Catania nord. Ancora una volta, con percorsi alternativi sulla statale 114. Già con i suoi guai, citati anch’essi nell’interrogazione parlamentare del 2007.
Il rischio isolamento per il Messinese
Pezzo dopo pezzo, dunque, per i mezzi pesanti – e per un normale traffico – sembrano non restare né autostrade né percorsi alternativi da Catania a Messina e viceversa. «La sicurezza prima di tutto, ma i disagi non possono diventare la normalità», dicono dalla Cgil Sicilia chiamando alla mobilitazione. E chiedendo progetti chiari, risorse urgenti e interventi immediati. «Al netto delle responsabilità di ieri e di oggi – spiega Pistorio -, bisogna intervenire. Si trovino i soldi, si facciano i lavori e poi l’opinione pubblica trarrà le sue conclusioni. Altrimenti Messina finirà isolata». Non solo per quanto riguarda i canteri. «Basta pensare ai prodotti della piana di Catania da trasportare su gomma, con tempi di percorrenza raddoppiati, per di più durante il caro carburante – conclude il segretario Fillea Cgil Sicilia -. E per non dire del turismo nella zona jonica, con le visite che rischiano di ridursi alle code in strada».