C’è stato un tempo in cui l’avvocato Gaetano Armao, oggi accusato di una diffusa corruzione, era la punta di diamante della legalità del governo della Regione Siciliana. In particolare con la candidatura alla presidenza nel 2017 – poi rientrata nel listino di Nello Musumeci – e la nomina a vicepresidente della Regione e assessore all’Economia, […]
Anticorruzione alla Regione Siciliana: quando Armao firmava direttive per la legalità
C’è stato un tempo in cui l’avvocato Gaetano Armao, oggi accusato di una diffusa corruzione, era la punta di diamante della legalità del governo della Regione Siciliana. In particolare con la candidatura alla presidenza nel 2017 – poi rientrata nel listino di Nello Musumeci – e la nomina a vicepresidente della Regione e assessore all’Economia, fino al 2022. Periodi in cui Armao rivendicava il ruolo di garante delle procedure, non solo in forza della sua attività accademica. Ma anche con la propria firma su norme anticorruzione, valide ancora oggi alla Regione Siciliana. Una su tutte: il cosiddetto Codice Vigna.
Le origini della legalità amministrativa: il codice Vigna
Il codice Vigna è una pietra miliare nelle politiche antimafia e anticorruzione adottate dalla pubblica amministrazione siciliana. Le norme portano il nome di chi le ha redatte: Gaetano Vigna, già procuratore nazionale antimafia e consulente per la legalità durante la presidenza di Raffale Lombardo. L’obiettivo del codice era creare una barriera contro il condizionamento dell’azione amministrativa da parte dei portatori di interessi. Le stesse lobby su cui oggi ragiona il governo di Renato Schifani con la sua proposta. Ma il codice fissava regole stringenti in materia di trasparenza nei contratti pubblici, tracciabilità dei processi decisionali. E pure nella disciplina della presenza di soggetti estranei all’interno degli uffici della Regione.
Le circolari di Armao per il controllo degli accessi
Se il Codice Vigna faceva da cornice etica e strategica, sono state proprio le direttive e circolari adottate negli anni da Armao a strutturare l’attuazione pratica e operativa. Traducendo le indicazioni generali in protocolli per gestire personale, utenza e visitatori. Con il puntuale controllo dei varchi e degli accessi ai palazzi regionali, e la tracciabilità e digitalizzazione delle presenze. Ancora oggi, ogni visitatore ha l’obbligo di mostrare un documento d’identità valido, mentre dati anagrafici e orario di ingresso vengono annotati in appositi registri cartacei o informatici. Specificando pure funzionario, ufficio o riunione di destinazione. L’utente ottiene così un pass temporaneo, da mantenere ben visibile durante la visita e da restituire al termine. Registrando l’orario d’uscita.
Una Pubblica amministrazione schizofrenica: tra codici e indagati
Alla luce delle ultime inchieste giudiziarie, l’eredità del codice Vigna e delle circolari attuative a firma di Armao sono una delle tante schizofrenie della politica siciliana. Da un lato si assiste al «poliedrico interessamento» ai business dei privati, per dirla con le parole degli inquirenti, in cambio di tangenti. E a uno stillicidio di indagati: ultimo noto è il deputato regionale di Forza Italia Gaspare Vitrano. Nella stessa indagine che coinvolge, oltre ad Armao, il collega dell’Mpa Giuseppe Geremia Lombardo. Dall’altro lato, c’è la corsa al ripristino e controllo della legalità, attraverso circolari o disegni di legge dell’ultima ora. Una volta utili ad accreditarsi in ambienti economici nazionali, istituzioni europee e tavoli ministeriali. Oggi, con meno ambizione e più urgenza, a parare i colpi politici delle inchieste giudiziarie.