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Messina: Accorinti resta, non passa la sfiducia
Lui: «Serve collaborazione e lavoro di squadra»

Simona Arena

Politica – Per settimane l'opposizione ha cercato i numeri per mandare a casa il primo cittadino, ma alla prova dell'aula non sono bastati. Determinanti alcuni indecisi della truppa che fa riferimento a Francantonio Genovese. «Il lavoro per far risorgere la città è lungo, ci vogliono decenni, è stata troppo maltrattata», dice il sindaco. Guarda i video

Il sindaco scalzo di Messina resta seduto sulla sua poltrona. Una seduta fiume del consiglio comunale ha permesso a tutti di dire la loro guardandosi in faccia e alla fine la mozione di sfiducia contro Renato Accorinti non è passata. Alle 3.35 di notte il verdetto: 38 presenti, cinque astenuti, 23 favorevoli e dieci contrari. E subito dopo dall'aula parte Bella ciao. La soglia di 27 consiglieri non è stata raggiunta. Cori da stadio dalla gradinata dell’aula consiliare dove una folla ha assistito alla vittoria di un pacifista che continua ad andare dritto per la sua strada, quella del bene per la sua città. Il sindaco chiede «collaborazione e lavoro di squadra».

Il finale dimostra ancora una volta che i vecchi partiti non sono pronti ad andare al voto. Probabilmente non si sono messi d’accordo sul prossimo candidato a sindaco. Rumors che si inseguono ormai da settimane, da quando è arrivata la 17esima firma alla mozione di sfiducia, vedono ancora una volta l’onorevole Francantonio Genovese tirare le fila della politica locale. Da poco rientrato in parlamento, 33 mesi dopo il suo arresto e con una condanna in primo grado a 11 anni per l’affaire formazione professionale, avrebbe deciso lui di lasciare Accorinti al suo posto. È ancora troppo presto per andare a votare. 

L’ultima riunione per fare il punto della situazione con il suo partito personale dentro l’aula consiliare - ben 14 i consiglieri a palazzo Zanca che fanno riferimento a lui - è avvenuta a poche ore dalla seduta con all’ordine del giorno la sfiducia. Il sindaco con le magliette free Tibet finirà la sua sindacatura, ma dovrà fare i conti con i bilanci. E probabilmente non avrà quel sostegno che in tanti durante la seduta di ieri sera hanno promesso di dare. 

C’è invece chi spera che Messina stia davvero cambiando e che la decisione di non mandare a casa Accorinti sia frutto del fatto che i leader dei partiti abbiano lasciato liberi i propri consiglieri di votare secondo coscienza e non seguendo le linee di partito. Ad annunciare che la sfiducia non sarebbe stata votata era stato nei giorni scorsi un altro pezzo da novanta della politica messinese, l’ex ministro Gianpiero D’Alia. «Personalmente non credo che passerà», aveva detto. Forse un messaggio che è arrivato a chi era destinato. 

Per il resto la seduta andata avanti per ore ha visto i capigruppo lanciare recriminazioni e plausi all’operato della giunta Accorinti. Trenta i minuti a testa a disposizione. Solo qualcuno li ha sforati. Per molti è stata l’occasione di chiarire quanto fatto durante questi quattro anni e spesso non è stato apprezzato dal primo cittadino. 

Alla fine i 40 consiglieri comunali hanno deciso di non mettere Messina nella mani di un quarto commissario. Le ultime tre sindacature - due di Giuseppe Buzzanca e una di Genovese - sono finite così. Tanta la strada ancora da fare, tante le cose fatte. Tante le emergenze non preventivate e accadute in questi quattro anni. 

«Il lavoro insieme è doveroso. Da parte mia non ci sarà mai una chiusura – ha concluso Accorinti - Abbiamo bisogno di tutti, del lavoro di squadra. Ho chiesto scusa per gli errori fatti. Il lavoro per far risorgere Messina è lungo, ci vogliono decenni, è stata troppo maltrattata. Vi chiedo collaborazione».