Avrebbero scritto vere e proprie sceneggiature di incidenti, ma le lesioni inferte alle persone reclutate dagli ambienti più poveri e degradati erano vere, a volte molto gravi. Sceglievano zone della città o della provincia buie e senza telecamere, come il tratto di via Regione Siciliana, all’altezza del bingo Las Vegas, o alcune strade di Isola delle Femmine, con l’aiuto di auto assicurate appositamente per la messa in scena dell’incidente per poi andare a battere cassa alle compagnie assicurative.
La Dia di Palermo, in collaborazione con quella di Napoli, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale del capoluogo siciliano su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 10 persone. Otto sono finite in carcere, due agli arresti domiciliari. L’accusa è di avere organizzato una truffa ai danni, appunto, delle compagnie assicurative. Tra le persone coinvolte, un protagonista delle vicende giudiziarie del recente passato, Salvatore Candura, collaboratore di giustizia del processo Borsellino, le cui dichiarazioni sono risultate essere finte. Gli altri personaggi di spicco dell’organizzazione sono Maurizio Furitano e Pietro Carollo, quest’ultimo titolare di un’agenzia infortunistica.
Uno spaccato di degrado e miseria, con alcune persone che si sarebbero lasciate convincere a farsi procurare lesioni gravi: c’è chi si si sarebbe fatto rompere un ginocchio a martellate, chi tagliare la faccia con una bottiglia, chi, accondiscendente, si sarebbe fatto prendere a mazzate. Tutto per simulare danni procurati in incidenti mai avvenuti. E se il taglio non era abbastanza profondo, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, si interveniva direttamente al pronto soccorso, allargandolo seduta stante per incrementare il risarcimento. Il tutto per una cifra, quella destinata alle vittime, di 50 o 100 euro, a volte nemmeno ricevuti.
Il giro di affari che sarebbe stato messo su dagli organizzatori della truffa, invece, pare fosse molto redditizio: 20.000 o 30.000 euro per ogni incidente fasullo, per un numero accertato di 12 episodi, più un altro che farebbe riferimento a un’altra associazione criminale. Ma gli inquirenti stanno ancora indagando per risalire ad altri eventuali episodi.
Le indagini sono partite quasi per caso dallo stesso Candura, che aveva denunciato all’Autorità giudiziaria di avere subito minacce dopo le dichiarazioni che aveva rilasciato in qualità di collaboratore di giustizia. A quel punto gli agenti della Dia lo hanno messo sotto controllo e hanno scoperto i traffici dell’organizzazione criminale, che non avrebbe esitato reclutare le finte vittime di incidenti anche oltre la Sicilia, a Napoli. In alcuni casi sarebbero state le stesse persone ferite che, una volta inserite nel sistema, a diventare procacciatrici di altre da sacrificare alla causa dell’associazione. Una circostanza che fotografa la miseria sullo sfondo di questa triste vicenda.
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