Trattamento indegno dei migranti e allarme sanitario. La nuova scellerata gestione del business dell’immigrazione

TRA MIGRANTI CHE FUGGONO E ALTRI COSTRETTI A NOTTI ALL’ADDIACCIO IL SISTEMA MOSTRA LACUNE E RISCHI SANITARI PER LA POPOLAZIONE ITALIANA CON LA SICILIA IN PRIMA LINEA

di Mauro Seminara

Hanno trascorso buona parte della notte al gelo e la restante in un pulmino i 12 tunisini (non undici come detto ieri) che la Guardia Costiera aveva bloccato a circa un miglio da Lampedusa. Avvolti nelle coperte che l’Associazione Amici dei Bambini, grazie all’intervento del parroco, era riuscita a far arrivare nella interdetta zona militare del Molo Favarolo in rinforzo alle coperte già fornite da Lampedusa Accoglienza, i nordafricani erano rimasti al gelo fino all’una della notte. Poi, con breve preavviso di lampi e tuoni in rapido avvicinamento, un temporale si è scatenato sull’isola. I migranti tunisini hanno trovato riparo nel pulmino che l’ente gestore del centro di accoglienza ha appositamente parcheggiato sulla banchina. In 12 hanno così trascorso il resto della notte in un pulmino da nove posti, l’unico che per dimensioni poteva accedere e sostare in quel tratto di banchina. Inutile dire che per dodici persone un tetto per una notte lo si poteva anche trovare, senza dover necessariamente violare il sacro centro di accoglienza ancora interessato da lavori. Fuori dal porto di Lampedusa, intanto, Nave Sirio della Marina Militare attendeva con i 240 migranti che i guardacoste della Capitaneria e le motovedette della Guardia di Finanza avevano soccorso a 70 miglia da Lampedusa e trasbordato sul pattugliatore militare diretto a Porto Empedocle.

(nella foto i tunisini al freddo del molo Favarolo)

Probabilmente su quella stessa nave militare sarebbero dovuti salire anche i tunisini che alla fine hanno preso il traghetto di linea, malgrado la logica richiesta di tutela dei collegamenti marittimi lanciata giusto ieri dal Sindaco Giusi Nicolini e indirizzata a tutte le istituzioni interessate, direttamente o indirettamente. Arriveranno tutti oggi a Porto Empedocle, tra il primo pomeriggio e la sera, ma con sorti decisamente diverse. I tunisini verranno presi in consegna dalle forze dell’ordine e accompagnati a casa, in Tunisia. I 240 profughi non rimpatriabili verranno invece destinati alla tensostruttura armata sulla banchina del porto agrigentino dalla quale fuggiranno immediatamente come accaduto fino a qualche giorno addietro. A questo punto però ci si dovrebbe porre una legittima serie di domande. Una di queste riguarda il soccorso in mare: a cosa serve spendere da duecento a oltre trecentomila euro al giorno per Mare Nostrum e da trenta a cinquantamila per il resto della flotta (Capitaneria e Guardia di Finanza) se dopo averli “salvati” dal mare li si abbandona al loro destino sul territorio italiano? Un altro quesito, apparentemente più banale, riguarda la necessità di sapere quante persone vivono in Italia e quante sono andate via. Questione sulla quale un giorno l’Europa vorrà chiarezza prima di finanziare sistemi di accoglienza vuoti e i cui presunti ospiti vivono in realtà già in Germania o in Norvegia.

Ultima ma non ultima è la questione sanitaria. Da giorni impazza ovunque l’allarme ebola. In vero, detto allarme, se ricondotto all’immigrazione clandestina, risulta una delle più ridicole bufale per allarmisti e complottisti. Il vero allarme, di fatto, riguarda gli aeroporti e non la “Trafficanti libici di carne umana & Co.” I tempi di viaggio “della speranza” di un cittadino liberiano affetto da questo letale virus non gli permetterebbero mai di giungere vivo a Lampedusa o in Sicilia. Un politico o un uomo d’affari che esce da casa e in quattro ore, tra check-in e volo, giunge a Bruxelles invece potrebbe portare con se il virus ancora allo stadio di incubazione. Se il panico da ebola non è fondato lo potrebbe essere quello da Aids, tubercolosi o scabbia. Speriamo soltanto che il Ministro della Salute comprenda – altrimenti qualcuno glielo spieghi – che un immigrato clandestino fuggito a datosi alla macchia appena approdato in Italia non va in un pubblico ospedale neanche se sta per morire. Perché? Perché forse è meglio morire liberi che rinchiusi in un centro di detenzione per immigrati.


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