«Più caldo, più energia, più fenomeni estremi». Un’equazione lineare quella che usa Stefano Albanese, il presidente del Centro meteorologico siciliano, per spiegare quanto accaduto ieri nel Trapanese. Un tornado e due trombe marine hanno colpito, in particolare, il territorio di Marsala e dintorni. «Si è trattato di un fenomeno estremo e anomalo – dichiara a […]
Foto di Centro meteorologico siciliano
Tornado a Marsala, perché è stato «anomalo» e il ruolo del riscaldamento globale
«Più caldo, più energia, più fenomeni estremi». Un’equazione lineare quella che usa Stefano Albanese, il presidente del Centro meteorologico siciliano, per spiegare quanto accaduto ieri nel Trapanese. Un tornado e due trombe marine hanno colpito, in particolare, il territorio di Marsala e dintorni. «Si è trattato di un fenomeno estremo e anomalo – dichiara a MeridioNews Albanese – che stiamo ancora continuando a studiare». Intanto, però, una prima analisi di come si sia formato è stata già elaborata.

Il mix che ha generato il tornado nel Trapanese
«Il tornado che si è abbattuto sul Trapanese – spiega al nostro giornale il presidente del Cms – è il frutto di un mix di tre elementi. Un’intensa convezione favorita dall’aria più fredda ad alta quota e l’umidità con un richiamo caldo presente nei bassi strati». Due elementi in forte contrasto tra loro che ha sviluppato «moti convettivi importanti». Ovvero, movimenti verticali di masse d’aria causati da variazioni di temperatura e densità. A questo si sono aggiunte le alte temperature del mare che rilascia ancora molto calore «e, quindi – fa notare Albanese – molta energia. È questo il mix che ha creato un temporale a forma di V, che è tra i più pericolosi». Così si sarebbero generate le due trombe marine e il tornado. «Ma c’è ancora un aspetto di questo fenomeno estremo che non ci è chiaro e che stiamo studiando e approfondendo».
Il sospetto sul fenomeno atipico
Le trombe marine, per loro natura, si alimentano con il calore del mare. «Proprio per questo – spiega Albanese -, quando si avvicinano alla terra ferma tendono a diminuire di intensità. In questo senso, questo tornado del Trapanese è stato atipico. Perché non si è limitato alla zona del litorale, ma si è addentrato molto sulla terra ferma, addirittura fino a Petrosino». Pur non essendo ancora stato precisamente classificato, dal Centro meteorologico siciliano ipotizzano già che si sia trattato di un tornado di probabile categoria tra F2 ed F3 della scala Fujita. Che, per intenderci, va dai 180 ai 332 chilometri orari. «Abbiamo il sospetto – rivela Albanese – che si sia sviluppato non in mare, ma successivamente sulla terra ferma».
«Difficile da prevedere, ma lo avevamo presagito»
Quel che è certo è che sono «fenomeni davvero molto difficili da prevedere», conferma il presidente del Cms. Su tutta la Sicilia, infatti, per oggi c’era un’allerta meteo gialla. «Le allerte le dirama la Protezione civile – sottolinea Albanese – che è indipendente e a cui noi non forniamo dati. Abbiamo un nostro indice per tornado e altri eventi estremi e, da quello, avevamo già notato e comunicato ieri che c’era un rischio più elevato per le zone del Trapanese. Insomma, inter nos abbiamo valutato che l’allerta gialla fosse un po’ soft – ammette -. Per quanto siano difficili da prevedere, c’erano degli indici che ci facevano presagire un fenomeno particolarmente intenso, estremo. Ma – conclude – non vogliamo e non possiamo sindacare e non intendiamo entrare in polemica. Il nostro ruolo è e resta quello di fare meteorologia».
Il rischio in Sicilia
Il tornado che ha colpito il Trapanese arriva a circa nove mesi di distanza dal ciclone Harry. «Due fenomeni così devastanti così ravvicinati cominciano a essere una questione da non sottovalutare». Episodi tipici dei climi tropicali che, in Italia sono più frequenti nelle grandi pianure, come per esempio la pianura padana. Per non parlare delle pianure degli Stati Uniti dove, addirittura, ci sono i cacciatori di tornado. «Dobbiamo constatare – dice Albanese – che tutta la Sicilia può essere a rischio. Nel 2014 un tornado importante si era verificato nella zona di Acireale (nel Catanese, ndr)». Eventi che, almeno per il momento, sono stati registrati con una cadenza ultradecennale. «Il rischio, che è basso, resta però ovunque nell’Isola. Non ne avremo uno al giorno in autunno, ma con riscaldamento globale potrebbero aumentare di frequenza».