Smart&Smart Italia, bando per le imprese innovative Contributi fino all’80 per cento in favore delle start-up

Nuovi fondi per le start up innovative. Con la circolare del 14 febbraio 2018, il ministero dello Sviluppo economico ha apportato delle modifiche al bando Smart&Start Italia, lo strumento gestito da Invitalia che promuove la diffusione di una nuova imprenditorialità e sostiene le politiche di trasferimento tecnologico della ricerca pubblica e privata. La misura, oltre alle start up innovative localizzate su tutto il territorio nazionale e iscritte nell’apposita sezione speciale del registro imprese, è riservata anche alle persone fisiche che intendono costituire una nuova attività, ma, in questo caso, la costituzione della società deve avvenire entro trenta giorni dalla comunicazione di ammissione alle agevolazioni. Possono accedere al finanziamento anche le imprese straniere che si impegnano a istituire almeno una sede operativa sul territorio italiano. 

«Questa misura è presente da alcuni anni e viene costantemente aggiornata anche secondo le richieste e i feedback che vengono dal mercato e dagli utilizzatori, ma è una tipologia di intervento che è utile soprattutto per idee che già sono diventate azienda o che sono abbastanza strutturate», spiega Antonio Perdichizzi, startupper e imprenditore, Ceo di Tree, società attiva nel settore dell’open innovation e della education. La misura finanzia progetti che prevedono programmi di spesa, con importo compreso tra i centomila e un milione e mezzo di euro, per acquistare beni di investimento e sostenere costi di gestione aziendale. Ogni impresa richiedente può beneficiare di un finanziamento agevolato senza interessi fino al settanta per cento delle spese e dei costi ammissibili, che arriva fino all’ottanta per cento nel caso in cui la società sia interamente costituita da donne, da under 35 o se la sede delle start up innovative è in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. «Il mio giudizio è assolutamente positivo – aggiunge Perdichizzi – perché dà contributi importanti al Mezzogiorno, che non sono esclusivamente a fondo perduto, presupponendo la capacità di restituire. Quindi – prosegue l’imprenditore – è uno strumento da utilizzare in certe fasi della vita aziendale, sicuramente non nella primissima, dove ci sono altri strumenti, sia di Invitalia che del ers, che incentivano la nascita della nuova imprenditorialità con contributi maggiori e con modalità differenti». 

La misura, per la quale sono ancora disponibili risorse per la presentazione delle domande fino a esaurimento dei fondi, presenta diverse novità rispetto al passato. Procedure burocratiche più semplici per ridurre i tempi per l’accesso al credito, certificazioni, know-how e conoscenze tecniche, anche non brevettate, purché direttamente correlate alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa, e differenti modalità per la rendicontazione delle spese d’investimento e dei costi di esercizio, attraverso fatture non quietanzate. «Questa misura aveva già dei tempi relativamente buoni per ottenere il finanziamento – sottolinea Perdichizzi -. Il fatto che migliori anche sotto il punto di vista della burocrazia è un fatto positivo, perché è evidente che le start up e le nuove imprese hanno bisogno di tempi molto veloci per rispondere sia alle esigenze del mercato sia perché sono soggetti fragili, avendo più difficoltà ad accendere al credito e a finanziarsi». 

Tra le spese ammesse dal finanziamento, che ha durata massima di otto anni, ci sono impianti, macchinari e attrezzature tecnologiche, componenti hardware e software, brevetti, marchi, licenze e, tra le novità più attese rispetto al passato, investimenti in marketing e web marketing. Per i piani di impresa che mirano alla produzione di beni e all’erogazione di servizi sarà valutata, oltre al contenuto tecnologico e innovativo e alle soluzioni nel campo dell’economia digitale, la valorizzazione economica dei risultati del sistema della ricerca pubblica e privata (spin off da ricerca). «Si auspica sempre che le iniziative di ricerca che nascono da fabbisogni delle imprese possano diventare anche ricerca applicata – chiarisce Perdichizzi -. Si tratta di un circolo vizioso che ha fatto la fortuna di tante imprese e di tanti Paesi, penso in particolar modo a Israele dove c’è un meccanismo che funziona benissimo. Quello che istituzioni, associazioni e università devono fare, ed è la cosa più difficile e più costosa, è contribuire a sviluppare un ecosistema che favorisca la nascita di nuove imprese». 


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I contributi saranno compresi tra centomila e un milione e mezzo di euro. Previste agevolazioni per le società costituite da donne, under 35 e quelle nate nel Meridione. «Una misura utile per idee che sono già azienda o che hanno dietro un progetto strutturato», spiega l'imprenditore Antonio Perdichizzi

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