Tra le vetrate storiche che affacciano sui giardini del Parlamento più antico d’Europa, la commissione Regolamento dell’Ars ha impresso una svolta cruciale ai lavori. Sotto la spinta del presidente Gaetano Galvagno e tra le pieghe di un confronto spigoloso tra maggioranza e opposizioni, prende forma un nuovo corso destinato a cambiare la dinamica del potere […]
Riforma del regolamento Ars: verso l’addio al voto segreto e stop al trasformismo
Tra le vetrate storiche che affacciano sui giardini del Parlamento più antico d’Europa, la commissione Regolamento dell’Ars ha impresso una svolta cruciale ai lavori. Sotto la spinta del presidente Gaetano Galvagno e tra le pieghe di un confronto spigoloso tra maggioranza e opposizioni, prende forma un nuovo corso destinato a cambiare la dinamica del potere regionale. Partendo dal regolamento dell’Ars, appunto, al centro di una drastica riforma.
Il tramonto dei franchi tiratori
Per decenni, il voto segreto a Sala d’Ercole ha rappresentato l’incubo di ogni governo e l’arma preferita per i regolamenti di conti all’interno delle coalizioni. Affondando provvedimenti strategici – dalle finanziarie alle riforme strutturali -, grazie allo scudo dell’anonimato per i cosiddetti franchi tiratori. Di fronte all’assenza di proposte organiche e alternative da parte delle forze di opposizione, il presidente Galvagno ha scelto la linea della fermezza, facendo proseguire l’iter parlamentare sul testo predisposto dalla maggioranza. La riforma del regolamento Ars, adesso all’esame, punta a una limitazione drastica dell’uso dello scrutinio segreto, con paletti rigidi affinché l’eccezione non continui a essere la regola. L’obiettivo è garantire una chiara e trasparente assunzione di responsabilità da parte di ogni deputato di fronte agli elettori. Depotenziando i ricatti politici che storicamente congelano i lavori dell’Assemblea nei passaggi chiave.
La stretta sul trasformismo
Ma la commissione ha dato il via libera anche a un altro tassello altrettanto rilevante: la norma per disincentivare i cambi di casacca. La politica siciliana ha conosciuto negli anni frequenti migrazioni parlamentari, con deputati pronti a transitare da un gruppo all’altro nel corso della stessa legislatura, modificando la geografia delle forze politiche senza il vaglio delle urne. La nuova misura, scaturita da un’iniziativa del Movimento 5 Stelle e incardinata nel testo finale, prevede una sanzione d’ufficio per i parlamentari trasformisti. Chi sceglierà di abbandonare il gruppo con cui è stato eletto perderà gli incarichi ricoperti negli organi parlamentari dell’Ars. Comprese le presidenze o i ruoli di vertice nelle commissioni. Così da eliminare la convenienza del passaggio per ottenere posizioni di potere.
L’acceso dibattito politico
Il percorso intrapreso a Palazzo dei Normanni ha suscitato un acceso dibattito politico. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha espresso rammarico per il mancato deposito di un testo condiviso da parte delle opposizioni. Sottolineando come la maggioranza abbia dovuto procedere per evitare che l’atteso ammodernamento delle regole d’aula finisse in un binario morto. Dal canto loro, i gruppi d’opposizione hanno difeso la necessità di tutelare le prerogative delle minoranze di fronte a un testo ritenuto sbilanciato a favore dell’esecutivo. Tra i corridoi dell’Assemblea, tuttavia, emerge una certezza procedurale non trascurabile: le modifiche al regolamento non avranno efficacia immediata, ma a partire dalla prossima legislatura. Consentendo al Parlamento siciliano di affrontare il voto in aula con la necessaria ponderazione.