Renzi e Veltroni la storia in carta carbone di due leader pronti a sacrificare tutto per se stessi

LA STORIA SI RIPETE: NEL GENNAIO 2008 A PALAZZO CHIGI C’ERA PRODI E VELTRONI SCALPITAVA PER SOSTITUIRLO. OGGI A PALAZZO CHIGI C’E’ LETTA, E RENZI NON VUOLE ASPETTARE

di Aldo Penna

La parabola veltroniana iniziata a ottobre del 2007 e finita nella disastrosa sconfitta del 2008, sembra stia per essere ripercorsa, forse inconsapevolmente dal suo successore attuale: Matteo Renzi. Il 4 novembre 2007 Veltroni, sindaco di Roma e plebiscitato segretario con il 75% dei voti nomina una segreteria “innovativa”: 7 uomini e 9 donne. E Renzi, sindaco di Firenze ed eletto segretario con quasi il 70% dei voti nel suo percorso emulativo nomina anche lui una segreteria simile: 5 uomini e 7 donne.

La prima preoccupazione di Veltroni fu la legge elettorale, l’attuale preoccupazione di Renzi è la legge elettorale, ieri per modificare il Porcellum, oggi per varare una legge che sostituisca il Porcellum. A novembre 2007 sedeva a Palazzo Chigi, Romano Prodi. Nello stesso Palazzo a distanza di sei anni siede un altro leader democratico: Enrico Letta. Se Walter scalpitava, Renzi si è lanciato al galoppo sfrenato. Cambiare Palazzo e domicilio è un imperativo e si usano tutte le leve possibili per provocare la crisi di governo.

Veltroni impaurì i partiti minori con proposte di sbarramento che li avrebbero esclusi. L’attuale segretario del Pd si scopre per le coppie di fatto, per lo ius soli, (allo scopo di provocare il crollo nervoso del NCD)e infine si incontra con Berlusconi con il probabile effetto di far cadere Letta, magari in tempo utile per votare a maggio.

Anche Veltroni incontrando Berlusconi si preoccupò di rassicurare gli scettici: “Senza Berlusconi non si può fare una riforma, tanta gente mi dice di stare attento, io sto attento ma questo non significa rimettersi a fare quella cosa che al momento strapperebbe tanti applausi, cioè le belle intemerate old time”.

E Renzi: “non possiamo non considerare quello che dice Forza Italia sulle regole, Sulle regole io discuto tutti i giorni anche con Forza Italia. Il secondo partito italiano lo lasciamo da parte? Non lo consideriamo per la legge elettorale?”

A quanti temevano che l’attivismo veltroniano fosse pericoloso per il governo, Walter rispondeva: “Stiamo dando prova di senso di responsabilità, di generosità. Ma il sistema va cambiato e quello che si deve cercare di fare va fatto con questo Parlamento”.

E Renzi in questi giorni: “ non si rischia nessuna rottura. Ma guardiamo la realtà: la popolarità del governo è ai minimi, non ci sono più le larghe intese, né l’emergenza finanziaria. Se uno mi chiede cosa ho fatto da sindaco in questi undici mesi, so cosa rispondere, se mi chiedono cos’ha fatto il governo in questi undici mesi faccio più fatica. Bisogna governare il Paese. io voglio dare una mano a Enrico”.

Sul lavoro Veltroni si era inventato una “preoccupazione” per i salari: “E’ una priorità, un problema urgente da risolvere perché lo vogliono gli italiani. Le sollecitazioni dei sindacati sono giuste. Non si può aspettare fino a giugno. Forze politiche e governo devono concentrarsi sui problemi reali della gente, a cominciare dal rafforzamento del potere d’acquisto delle famiglie”.

Renzi qui sembra meno partecipe:  il lancio del job act e qualche proposta poi abbandonata per il solito giro di valzer tra i Palazzi.

Forse se Renzi guardasse al passato e alle analogie tra il suo baldanzoso percorso e il disastro di Veltroni si muoverebbe con modi diversi e differenti obiettivi: per esempio divenire il campione della difesa dei deboli, di chi è senza lavoro, di chi non riesce ad arrivare a fine mese. Ma si sa a queste obiezioni Renzi forse risponderebbe: il lavoro di chi?


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