«Il collegio dei probiviri ha sospeso la consigliera in seguito alle dichiarazioni rilasciate nel corso del consiglio comunale». Poche parole per ufficializzare quello che nel capoluogo ibleo ci si attendeva da giorni, dopo che una delle portavoci pentastellate aveva attaccato pesantemente la giunta guidata dal sindaco Federico Piccitto. Si tratta di Maria Rosa Marabita, entrata nel civico consesso a settembre dopo le dimissioni di un collega.
Marabita, nei mesi scorsi, aveva preso posizioni dure contro l’amministrazione, accusando primo cittadino e assessori di aver tradito i principi fondanti del movimento di Beppe Grillo. Oggi è arrivata la censura del partito, che ha deciso di sospenderla per un anno. «La notizia me la sta dando lei, ci rimango male e non mi pare giusto – dichiara al telefono Marabita -. Io non ho fatto nulla, se non dire la verità, ovvero che a Ragusa abbiamo preso in giro la gente». L’attacco è subito dopo motivato da un elenco di promesse che, a detta della consigliera, sarebbero state disattese. «Abbiamo un programma elettorale che è rimasto nel cassetto – prosegue -. Parlavamo di ridurre le tasse, di migliorare i trasporti, praticamente di ritrovarci con una città svizzera e invece nulla di ciò è stato fatto».
Marabita si concentra poi sulla questione tributaria. «Si continuano a tenere le tasse alte, nonostante abbiamo i proventi delle royalties sul petrolio», sottolinea la consigliera. Che poi, quando le si chiede, cosa ha intenzione di fare nel prossimo futuro risponde senza mezzi termini. «Io sono nata cinquestelle, mi sono avvicinata al Movimento quando era appena nato e continuo a sentirlo mio». Una battuta, infine, sul comportamento della giunta nei confronti dei cittadini. «Se sono diventati casta? Mi spiace dirlo, ma è così», conclude.
Recentemente, a spalleggiare le posizioni oltranziste di Marabita, era stato il meetup RagusAttiva 5 stelle. «Appare sempre più evidente come i componenti del governo comunale abbiano imparato a fare i furbi, senza però avere le qualità per fare i furbi, diventando così inevitabilmente ridicoli», si leggeva in una nota.
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