Raggruppamenti indipendentisti ed elezioni europee… “l’Opira dì Pupi”

QUALCHE GIORNO FA VI ABBIAMO DATO NOTIZIA DELLA NASCITA DELL’UNIONE DEGLI INDIPENDENTISTI SICILIANI SALUTANDOLA COME UN FATTO POSITIVO. IN SICILIA, INFATTI, SONO TANTI I MOVIMENTI CHE, SULLA SCIA DI QUANTO STA SUCCEDENDO IN CATALOGNA E SCOZIA, STANNO RITROVANDO ENTUSIASMO PER UNA BATTAGLIA DIVENTATA UNA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA PER MOLTI POPOLI EUROPEI. NELLA NOSTRA ISOLA, FINORA, QUESTI MOVIMENTI SONO STATI FRAMMENTATI.

ADESSO IL TENTATIVO DI UNIRSI PER AVERE UNA VOCE. SULL’ARGOMENTO IL DIBATTITO E’ APERTO. ABBIAMO PUBBLICATO IL COMMENTO DEL PROFESSOR MASSIMO COSTA, TRA I PRINCIPALI ESPERTI IN QUESTIONI SICILIANE, CHE PUR CONSIDERANDO POSITIVO IL FATTO, ESORTA A NON RIPETERE ALCUNI ERRORI. E POI QUELLO DI CETTINA FOTI, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE AURORA, CHE PARTENDO DALLE RIFLESSIONI DI COSTA, SVILUPPA LA SUA VISIONE.

OGGI E’ LA VOLTA DI FRANCESCO GIORDANO, NOSTRO COLLEGA ED ESPERTO DI STORIA DELL’INDIPENDENTISMO SICILIANO, CHE E’ ALQUANTO CRITICO RISPETTO A QUESTA UNIONE. LEGGIAMO PERCHE’ INVITANDO ANCHE GLI ALTRI PROTAGONISTI AD ESPRIMERE LA LORO OPINIONE SCRIVENDO A linksicilia@gmail.com.

 

Come ad ogni occasione ludica elettorale che si rispetti, vieppiù questa del 2014 che vede l’Europa nel vortice delle critiche per essere del tutto usurocratica ai suoi vertici, soggiacenti i popoli spremuti come limoni per le rapaci imposizioni che la UE e la BCE impongono, in termini di fiscal compact e bilanci, alle nazioni componenti, specie alle più deboli (Italia Grecia Spagna e Portogallo in testa), si moltiplicano le manovre in vista delle competizioni dette volgarmente “le europee”, che si terranno nella primavera. E citiamo queste perchè sono certe: chi narra di probabile voto nazionale, o ritorno alle urne per le province siciliane non del tutto soppresse, è nel regno delle probabilità. Le “europee” invece sono stabilite.

E siccome si è capito, da parte dei sinarchi mondiali, che la gente comune in genere si sta svegliando dal torpore, molto lentamente e con un processo in certe località più rapido, in altre più lento (è questione di psicologia del profondo, avrebbe detto Adler), si inventano ogni novità per darla a bere alle pecore-elettori. Considerando che siamo in Sicilia, chiamiamola con il nobile appellativo di “Opira dì Pupi”. Da secoli il “pupo” in latta e legno, simbolo dell’Isola nostra, ha appassionato e suscitato emozioni per generazioni; illuso,travolto sentimenti… ma tutti sapevano che lo spettacolo finiva oltre il sipario, e dopo l’obolo, in ogni caso volontario (girava col piattino uno della compagnia), il pegno finiva lì.

Ora no, ora l’Opira continua, e il salasso è quotidiano. Ma andiamo per ordine, e chi vuole intendere, evangelicamente, intenda. Il lettore altresì accolga i frequenti incisi in lingua siciliana (ma quando impareremo ad usarla in modo pedissequo in verbis et in scriptis?), poichè sono indispensabili per l’argomento.

Pùllulano movimenti sicilianisti, in Trinacria: separatisti, indipendentisti, federalisti. Specie nei momenti di crisi riemergono, come l’Oreto sotterraneo o il Simeto: “nunc fluit”, scriveva Ovidio. ‘Colpa’, o merito, della scomparsa de facto del MIS di Finocchiaro Aprile, di Lucio Tasca, di Alliata di Montereale, di Restuccia, di Rindone, di Turiddu Giuliano (in verità egli ebbe anche un suo movimento, il M.A.S.C.A., anelante alla pura e semplice annessione agli USA), alla vigilia delle elezioni del 1948 che videro il trionfo della DC e il quarantennio ed oltre democristiano nella terra degli dèi. Si legge anche di rassemblement sicilianisti, che raggrupperebbero non i movimenti sparsi -ed è vero che ciò è deleterio per la causa indipendentista, o federalista che dir si voglia, posto che lo Statuto Speciale del 1946 per quanto legge dello Stato repubblicano avente natura pattizia, è e rimane sostanzialmente inapplicato- ma i singoli aderenti, per non si capisce bene quali fini. Spuntano Orlandi in gualdrappe luccicanti e Angeliche in vesti sfolgoranti. Tutto lecito e rispettabile, per carità. Ma, signori miei, ci sono le elezioni europee alle porte: “e ccì vulìti fari cògghiri quattru vòti a sti carùsi”?
Perfettamente legale. Ad alcuni, da noi interpellati del mondo sicilianista, parve pure comprensibile. Passim. Tuttavolta sia consentito di fermamente dissentire da tali metodologie strategiche da “industriali del ficodindia”, le quali hanno lo scopo, a nostro modesto parere, di raccattare il disperso consenso dei siciliani indipendentisti e pseudo separatisti (consensus universorum che fu grande patrimonio del precedente Presidente della Regione, il quale lo utilizzò spudoratamente a propro uso e consumo scegliendo, come noi gli scrivemmo, di essere Ntoni Malavoglia invece che Timoleonte…e così lo danneggiò e lo dissolse) per improbabili avventure nelle urne, aventi l’unico scopo di lucrare il lauto stipendio mensile di deputato europeo, con tutti i corollari (portaborse, favoritismi, segretariati e quant’altro) che ne conseguono.

A codeste manovre crediamo che non solo noi sicilianisti, ma anche tutti coloro che han senno e intuizione, e sono molti, diranno un no grande e solenne. Forse, come quel no perfettamente lecito e legale che si disse in maniera eloquentissima il 28 ottobre 2012 alle regionali, allorchè il 53% dei siciliani non si recò al voto, così manifestando il proprio spregio per una classe politica antitetica alla volontà della gente. Il significato di quella maggioranza che non è andata alle urne, caso mai accaduto dal 1946 in sì grande vastità, è ben più profondo di quanto si pensi. E se i siciliani han rifiutato di scegliere i propri rappresentanti, delegando alla minoranza, figuriamoci alle europee. Probabilmente non capiterà, ma l’andazzo è quello, il segnale è dato.

Ai sicilianisti, indipendentisti federalisti e separatisti, non abbiamo necessità di suggerire di non farsi abbindolare da personaggi che ammantandosi d’un populismo becero e squalificato perchè non certificato dalla propria storia che anzi li declassa (si chieda ai candidati, quando si sapranno, da dove provengono, cosa hanno promesso e non mantenuto, oltrechè in quali ambiti hanno esercitato la loro professione, e si capirà…), rifiutando certe trappole “ppì sùggi”. Anzi, il sicilianista libero e non servo di quel che si dice “l’ammùccu”, può affermare: “chiuttòstu ca chìssi, mi fazzu turcu”. Appunto. Come era uso dire prima della leva obbligatoria, “megghiu porcu ca surdatu”. Non sono queste le antiche leggi della Sicilia, siamo arcistufi di certi “lupacchiùni”, oramai li conosciamo e li “schifiàmu”. Basta, si coltivino il loro orticello di “cucùzzi di Natàli” e non sfregino la gloriosa bandiera della Sicilia con i colori intrisi del sangue di chi, dal 1091 al 1946, pugnò per l’Indipendenza Nazionale. Innanzi a certi traccheggi, gridano vendetta pure i morti. Ma i siciliani liberi la risposta la sanno dare, perchè sono un popolo civilissimo e grande. Nonostante gli inganni e le calunnie.

A Catania nel XIX secolo era famosissima l’ “Opira dì Pupi” di don Angelo Grasso, il cui figliolo fu il più grande attore tragico degli ultimi cent’anni, ossia Giovanni Grasso. “Donn’Ancìlu” faceva parlare i pupi in modo incredibile. Conosciamo i “pupari”: e parlino quindi, i “pupi”. L’Opira comincia… signori, applaudite!

Francesco Giordano

Saluto all’Unione degli Indipendentisti Siciliani…
Unione degli indipententisti siciliani, la parola ai protagonisti


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