Pd, Marziano attacca dopo la sconfitta alle Regionali «Raciti si dimetta. Sammartino? Sistema di potere»

«Sono per guardare a sinistra e poi insieme al centro». Così Bruno Marziano, fino a ieri assessore alla Famiglia e ai servizi sociali nel governo Crocetta, non rieletto nel Pd, di cui resta pur sempre componente della direzione regionale, parla della delusione sul voto siciliano. Per l’esponente di area orlandiana «il Pd non ha fatto nulla per contrastare la polarizzazione dei candidati su Cancelleri e Musumeci, che andava bloccata con liste forti fin dall’inizio». E a pochi giorni dal voto l’atmosfera è da resa dei conti.

Quale responsabilità attribuisce ai vertici del partito?
«Quella di aver determinato una situazione per cui gli elettori di centrosinistra non hanno avuto la possibilità di far vincere l’opzione politica in cui credevano».

Che cosa intende?
«Hanno gestito in modo disastroso tutta la fase della preparazione delle liste. Hanno considerato queste elezioni fin dall’inizio come se fossero state un ballottaggio tra Cancelleri e Musumeci. Una cosa che doveva essere fortemente contrastata all’inizio. Anziché lavorare per fare in modo che i candidati rafforzassero le liste, è stato invece fatto un ragionamento di questo tipo: visto che perderemo, facciamo in modo che i pochi eletti siano amici nostri. Se avessero pensato a fare liste competitive, avrebbero giocato sulla forza di tutte le liste, invece il messaggio è stato: pensiamo di perdere, questo ha determinato un fuga, con un’unica lista forte del Pd, piena di nomi amici dei renziani».

Ne fa una questione di equilibro tra correnti interne. È stato stravolto?
«No, dico solo che in tutte le province ha prevalso il peso degli apparati regionali e nazionali che hanno schiacciato le altre rappresentanze interne. Noi poveri orlandiani abbiamo dovuto conquistarci un posto in ogni lista e siamo stati fatti fuori, l’unico a essere rieletto è stato Giuseppe Arancio. Un esempio ne sono Siracusa e Caltanissetta, dove c’è stato un intervento a gamba tesa dei vertici nazionali per tentare di sostenere un candidato piuttosto che un altro».

Anche lei chiede le dimissioni di Fausto Raciti?
«Sarebbe il minimo che Raciti facesse un passo indietro. Mettano il loro mandato a disposizione, perché più che il voto del Pd è disastroso il risultato nel suo complesso. Il dilemma di fronte al quale si sono trovati gli elettori di centrosinistra in Sicilia è un fatto gravissimo, non è stata data loro alcuna possibilità di fare vincere l’opzione politica in cui credevano. L’altra verità è che il modello Palermo non è stato possibile adattarlo alle Regionali e ciò è stato strumentalizzato da chi aveva altri obiettivi rispetto a vincere in Sicilia».

Che cosa pensa del recordman di questa campagna elettorale, Luca Sammartino che da solo a Catania ottiene 32 mila voti?
«Penso che ci sia dietro un sistema di potere. Sammmartino è esponente di una famiglia che ha forti presenze nel mondo della sanità privata e nel mondo imprenditoriale. È chiaro che c’è un sistema di potere che si riconosce in un candidato ed è talmente forte da spazzare qualsiasi altro competitor. Il candidato della sinistra orlandiana, Angelo Villari, è andato fortissimo. Ha ottenuto undicimila voti, ma non ha potuto competere».

Le dichiarazioni di Totò Cardinale hanno messo in evidenza una crisi che tocca anche le future alleanze: guardare ai fuoriusciti di Mdp o agli alfaniani e ai centristi? Quale la strada da qui alle nazionali?
«Bisogna guardare a una riunificazione delle forze nella sinistra e poi dialogare con tutte le forze del centro. Se parliamo del peso a livello regionale entrambe le forze hanno ottenuto pochi numeri: Mdp ha superato il 5 per cento, mentre centristi e alfaniani non l’hanno superato, ma di poco. Il loro peso è quasi simile, ma qui il problema è politico: sarà possibile fare convergere questi soggetti e avere un programma comune? Io penso di sì, perché non siamo in presenza di forze di estrema destra, ma di partiti con cui si può dialogare. È meglio però se lo facciamo dopo aver riunito le forze della sinistra, solo allora occorrerà ragionare con la galassia del centro».


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