Centinaia di pesci morti lungo gli argini della foce del fiume Simeto. Li hanno rinvenuti i componenti di Legambiente Catania che, attraverso dei video su Facebook, hanno dato l’allarme. «Ci siamo trovati davanti a una morìa davvero inquietante di fauna tutta fluviale», racconta la presidente dell’associazione Viola Sorbello, recatasi sul posto assieme ad altri attivisti.
«Abbiamo fatto un giro intorno alla foce e di pesci morti ne abbiamo trovati tantissimi, fra carpe, anguille, pesci gatto e altre specie», prosegue Sorbello, secondo cui, dato l’alto numero di esemplari senza vita, «è difficile pensare che ci siano cause naturali dietro l’accaduto, è probabile che una tale morte di massa venga causata da un evento ben preciso, come uno sversamento tossico o qualcosa di simile».
Legambiente spiega poi di aver già allertato diverse autorità competenti in materia. «Abbiamo segnalato i fatti all’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale), alla Procura della Repubblica e all’Istituto zooprofilattico sperimentale, perché nessuno saprà mai nulla sulle cause di questa morìa senza che si proceda all’analisi delle acque e degli stessi pesci», aggiunge Viola Sorbello.
Su questo fronte, gli enti si sarebbero già attivati. «Un campione della fauna è stato già prelevato dall’Istituto zooprofilattico e anche l’Arpa procederà ai prelievi di acqua – spiega il direttore della Riserva naturale orientata Oasi del Simeto, Gaetano Torrisi – non abbiamo riscontri sulle eventuali cause, le ipotesi sono tante e potrebbero anche esserci state delle cause naturali, legate al ciclo biologico del fiume». Come, per esempio, una momentanea anossia, cioè un’insufficienza di ossigeno nel tratto di fiume incriminato. «I pesci sono tutti adulti e tutti morti da qualche giorno – precisa ancora Torrisi – non ci sono altri pesci moribondi, il fenomeno sembra essere stato soltanto passeggero».
Fra le supposizioni fatte dai volontari, invece, dopo aver parlato con alcuni pescatori del luogo, c’è anche il possibile sversamento nel Simeto di sansa di olive, sottoprodotto della lavorazione del frutto. Il materiale, in acqua, contribuirebbe a creare condizioni inadatte alla sopravvivenza dei pesci.
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