Messina, il gruppo che avrebbe comprato voti Coinvolti pure un carabiniere e due poliziotti

Ci sono anche due poliziotti e un carabiniere nell’inchiesta della Dda di Messina che lo scorso giovedì ha fatto scattare l’operazione Matassa. Così battezzata perché ha dipanato un groviglio di stretti legami tra mafia e politica locale. I tre uomini delle forze dell’ordine sarebbero coinvolti nel sistema finalizzato all’acquisto di voti. 

Dalle indagini condotte dalla squadra mobile peloritana emerge il rapporto tra Paolo David, consigliere comunale arrestato, e il maresciallo dei carabinieri Lorenzo Papale, comandante della stazione di Giostra che risulta iscritto nel registro indagati con l’accusa di corruzione elettorale. Sarebbe proprio Papale a rivolgersi a David per chiedere di trovare un posto di lavoro alla nipote in possesso la qualifica di operatore sanitario. 

Ma, come si legge nell’ordinanza «il maresciallo Papale non è l’unico esponente delle forze dell’ordine che beneficia dei favori di David ricambiandoli con incondizionata disponibilità a raccogliere consensi per lui. Tra i sostenitori del politico infatti vi sono anche Stefano Genovese e Michelangelo La Malfa, appartenenti alla polizia di Stato (il primo ormai in pensione ndr)». La gip spiega che, sulla base dei numerosi contatti registrati con David, emergerebbe «uno stabile rapporto improntato a un patologico mercimonio del voto». Con una prassi comune: «I primi – sottolinea la giudice – tendono ad assicurarsi l’assunzione di familiari e amici e il candidato si assicura un rilevantissimo pacchetto di voti. Centinaia di consensi in occasione delle primarie, oltre che delle altre competizioni elettorali, sono stati così scientemente orientati per finalità che nulla avevano a che vedere con l’esercizio diritto al voto». 

L’indagine della polizia prende in esame la ricerca dei voti a partire dalle primarie del Pd, passa alle elezioni regionali del 2012, a quelle politiche del febbraio 2013, per finire con le amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Messina del giugno 2013. Il sistema vedrebbe la ricerca di consensi elettorali in cambio di somme di denaro, generi alimentari, assunzioni presso strutture sanitarie (quelle del medico Picarella), agevolazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche ed altro. «È emblematica – si legge nell’ordinanza – la telefonata del 22 novembre 2012 tra David e il poliziotto Stefano Genovese il quale riferiva di aver raccolto 180-200 moduli per le primarie e di averli consegnati ad un ex consigliere di quartiere». In un altro dialogo telefonico del 7 dicembre 2012 emergerebbe che il figlio di Stefano Genovese avrebbe trovato un posto di lavoro grazie «all’intercessione di David». L’altro poliziotto, La Malfa, si sarebbe proposto «per organizzare riunioni politiche assieme a Stefano Genovese alle quali avrebbero partecipato numerose persone». Proprio in quest’occasione David raccomanda di portare «persone giuste» in vista delle elezioni politiche che vedevano candidato l’onorevole Francantonio Genovese. 

Finita la campagna per le consultazioni nazionali, David, intercettato, esprime apprezzamento nei confronti del poliziotto per l’impegno profuso, ma lo invita a non distrarsi in vista delle Amministrative in cui è direttamente coinvolto: «Siccome hai fatto un buon lavoro perché compare ti sei spaccato il culo perché ormai…», dice David. E La Malfa risponde: «Assolutamente…c’è stato un attimo di tregua ma ora s’inizia di nuovo assolutamente!». «Michele – replica il consigliere – parliamoci chiaro: noi lavoriamo tutti per lo stesso fine che sarebbero i figli». «Esatto, esatto», condivide l’agente.

Per Stefano Genovese, indagato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, è scattato l’arresto. Per La Malfa invece, indagato per lo stesso reato, la gip non ha ravvisato l’esigenza di misure cautelari. «Le emergenze – si legge nell’ordinanza a proposito di quest’ultimo – non permettono, allo stato, di attribuirgli una veste diversa da quella di postulante pronto a mercificare il proprio voto e quelli che sarebbe riusciti a procacciare solo perché desideroso di ottenere un posto di lavoro per la figlia». 

Nessun commento da parte del comando provinciale dei carabinieri, mentre il questore Giuseppe Cucchiara si limita a esprimere «fiducia dell’operato della magistratura».


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