L’Italia e la libertà di stampa

“Libertà di parola e di stampa in Italia sono costituzionalmente garantite, nonostante le preoccupazioni in corso per quanto riguarda la concentrazione della proprietà dei media”. Questa era la conclusione cui era giunta, nel 2009, l’organizzazione non governativa Freedom House che, però, aveva sottolineato “un peggioramento delle condizioni di libertà di manifestazione del pensiero e dei media” nel nostro Paese.

Oggi la situazione è peggiorata: secondo il Press Freedom Index realizzato da “Reporters senza frontiere”, l’Italia occupa il sessantunesimo posto a livello mondiale, preceduta da Paesi come la Giamaica, la Namibia, il Niger, il Botswana e, udite udite, la Repubblica Popolare Cinese (45esima). La situazione non sembra migliorare: grazie ai Governi che si sono succeduti e alle politiche adottate, l’Italia ha perso oltre 20 posizioni nella classifica sopra indicata, dal 2004 ad oggi.

Da molti anni, in realtà, in Italia esiste il problema della libertà di stampa. Nel 2004 la legge Gasparri sul sistema di radiodiffusione era stata fortemente criticata per le disposizioni che avevano permesso all’allora primo ministro, Silvio Berlusconi, di mantenere il controllo del mercato privato dei media. Successivamente, il controllo dei media radiotelevisivi si è andato concentrando nelle mani di una sola persona che, peraltro, ricopriva anche il ruolo di capo del governo, raggiungendo nel 2011 il 90%.

Per questo motivo, già nel 2010, un rapporto pubblicato dalla Vienna International Press Institute aveva sottolineato per il nostro Paese una serie di altri ostacoli giuridici alla libertà di stampa, dovuti ai conflitti di interesse, in particolare tra proprietà dei media e il ricoprire una carica politica, nonché la concessione di licenze e l’avvio di procedure disciplinari per i giornalisti e la limitazione della libertà di espressione per gli stessi giornalisti.

Ci sono stati casi, in passato, in cui sono stati rimossi, dalla televisione di Stato, la Rai, i giornalisti che erano visti come critica del governo e, sempre sui canali Rai, sono stati impediti dibattiti politici in onda prima delle elezioni. Oggi i giornalisti, di tanto in tanto, devono far fronte a minacce fisiche o attacchi da parte della criminalità organizzata e di altri gruppi. Diversi giornalisti, come, ad esempio, Roberto Saviano, vivono sotto la protezione della polizia a causa di ciò che hanno scritto sulla criminalità organizzata.

Anche se il settore della stampa è più diversificato sia in termini di proprietà, sia nei contenuti, rispetto ai media televisivi, la maggioranza degli italiani riceve notizie e informazioni attraverso i mezzi radiotelevisivi. Inoltre, spesso i giornali sono gestiti da partiti politici o sono proprietà di grandi gruppi editoriali cui fanno capo soggetti politici.

Proprio per richiamare l’attenzione su questo problema che, come visto, diventa ogni giorno più grave, domani, 12 dicembre 2012 (non a caso il giorno dell’anniversario della strage di Piazza Fontana), alle 21,00, Il Fatto Quotidiano analizzerà questa storia, fatta di censure e autocensure, in uno special televisivo che, non a caso, non andrà in onda né sulle reti Rai, né sulle reti Mediaset, ma in streaming sul sito del giornale il Fatto Quotidiano e in televisione su alcune emittenti regionali (per la nostra regione Antenna Sicilia). Il titolo della trasmissione “Conoscere per deliberare” prende spunto da uno dei principi base della democrazia, enunciato da Luigi Einaudi, per cercare di capire come mai i media televisivi nazionali e alcuni giornali (quelli controllati dai partiti) non abbiano assorto al loro ruolo di informare i cittadini del baratro politico, economico e sociale in cui sta precipitando il nostro Paese.

Nel corso della trasmissione, alcuni tra i giornalisti più famosi (e, spesso, ingiustamente criticati) da Antonio Padellaro a Marco Travaglio da Milena Gabanelli a Riccardo Iacona da Freccero a Oscar Giannino e molti altri discuteranno di scandali e intrecci tra il potere ed i media, rivelando, forse per la prima volta, notizie importanti mai mandate in onda e servizi taroccati.

(a sinistra, Marco Travaglio, foto tratta da lanostratv.it)

 


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