L’Italia di ieri. Il Marocco di oggi. Il Mediterraneo 2010 – 1a PARTE

Si è tenuto dal 3 al 5 marzo, alle Ciminiere di Catania, il “Salone del Lavoro e della Formazione – Job Mediterraneo”. Ogni giorno erano previsti uno o due convegni a tema; quello della mattinata di sabato 4, era incentrato sulla “Formazione, Ricerca e Lavoro nel Mediterraneo Occidentale”, allo scopo di mettere a confronto sistemi e modelli dei diversi paesi della zona mediterranea.

Al convegno sono intervenuti il prof. Nunzio Famoso, Preside della facoltà di Lingue; il prof. Pioletti, componente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio “Mediterraneo 2010”; il prof. Petralia, responsabile degli Accordi Quadro con le università “El-Manar” di Tunisi e “Al-Fateh” di Tripoli; e il prof. Di Comite, presidente della Società Italiana di Economia, Demografica e Statistica. Presenti inoltre due ospiti stranieri: il prof. Sweli dell’università di Tripoli, il cui intervento è stato particolarmente significativo, dati gli attuali e tristi sviluppi della politica internazionale, e il prof. Laafifi, membro fondatore del “Centro Ricerche Mediterranee” dell’università di “Hassan II-Ain Chock”di Casablanca.

Il giorno prima del convegno, Step1 ha incontrato per voi il prof. Ahmed Laafifi, mentre preparava gli appunti per l’incontro dell’indomani. Con lui si è parlato dei livelli e delle modalità di formazione in Marocco, della situazione occupazionale per i laureati e degli scambi che l’Italia instaura e dovrà in futuro instaurare con il Marocco.

 

 

Leggi la prima parte dell’intervista in francese

 

Cosa può dirci riguardo le possibilità d’impiego e la formazione in Marocco?

“Beh, vi rivelo ciò che dirò nella conferenza di domani! Prima di tutto credo che le cifre che riguardano la formazione e il lavoro in Marocco non siano molto conosciute dall’Italia e da tutti quei paesi dell’Europa che si trovano a stretto contatto con il Marocco. Oltre all’Italia, questi paesi sono la Francia, la Spagna e il Portogallo. In Marocco vengono compiuti diversi sforzi in termini di formazione dei più giovani che frequentano l’école primaire dai 6 ai 18 anni, ma anche dei studenti universitari e delle écoles supérieures professionnelles. Il nostro grande problema è la déperdition, cioè l’abbandono degli studi da parte dei ragazzi. Per darvi un esempio in Marocco, la percentuale dei bambini di 6 anni « scolarizzati » è del 92% : dato molto importante per il Marocco, anche se con l’avanzare dell’età, il fenomeno della déperdition aumenta. I dodicenni che vanno a scuola non superano il 63%, quando arrivano a 15 anni scendono al 43%, quando si arriva al Bac – il primo attestato che si ottiene prima di uscire dal liceo – le cifre si abbassano ancora di più : meno del 30%. I numeri che riguardano l’università sono ancora più bassi : si parla di un 5%.

 

Oltre alla formazione nelle scuole, c’è la formazione in azienda: per far sì che i giovani lavorino nelle imprese è fondamentale prevedere una formazione continuativa. Le risorse mondiali permettono ai paesi industrializzati di offrire molte possibilità di formazione: più del 50% del personale fa della formazione in azienda. Nel corso di un anno, un impiegato può fare da 3 a 5 corsi di formazione in diversi settori: informatica, comunicazione, contabilità, ecc… Per i paesi emergenti, mediamente sviluppati, si scende sotto il 50%. Per darvi alcuni esempi, il 50% è il caso della Polonia, di alcuni paesi dell’America del Sud e di alcuni paesi africani. Da noi, in Marocco, la formazione è poco incentivata: 20% e solo nelle grandi imprese, cioè le grandi società multinazionali solitamente di origine straniera. Per quanto riguarda le piccole e medie imprese si scende al 3%: davvero troppo poco. Ci sono parecchi interventi da attuare, molto lavoro e molte possibilità: insomma siamo nel bel mezzo di un grande cantiere aperto. Per incoraggiare la formazione contiamo sulle partnership, sul sostegno dei partner del Marocco, come l’Italia, una paese che di recente sta acquisendo via via sempre più importanza.”

 

Leggi la prima parte dell’intervista in francese

 

La traduzione è stata realizzata da Andrea Deioma.

Si ringrazia la Dott.ssa Marisa Tiberio per la gentile collaborazione.


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