Lipari, l’isola dove «il diritto alla residenza viene negato» Sindaco: «Nessun atteggiamento vessatorio dagli uffici»

Una ragazza incinta non riesce ad avere un medico, un giovane arrivato anni fa dal Marocco non può prendere la patente, diversi cittadini non riescono ad avere un biglietto con prezzo ridotto per l’aliscafo. In comune hanno il fatto di vivere a Lipari ma di non avere ancora la residenza sull’isola. «I casi segnalati a noi – racconta a MeridioNews Paolo Arena, uno dei volontari del Magazzino di mutuo soccorso – sono una quindicina. Per alcuni di loro, le pratiche durano anni. Un diritto negato» di cui gli attivisti hanno già informato l’amministrazione comunale per capire cosa accade all’ufficio Anagrafe che rallenta o blocca le procedure. «Viste le lamentele – risponde il sindaco Marco Giorgianni – il dirigente ha convocato il funzionario che se ne occupa e io ho chiesto una relazione». 

L’articolo 43 del codice civile recita che «la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale». Stando alla Corte di cassazione, la residenza si riconosce attraverso due elementi: la permanenza fisica di una persona in un luogo e la volontà di rimanere in quel luogo. In presenza di questi due elementi, la residenza si considera un «diritto soggettivo perfetto», nei confronti del quale la pubblica amministrazione ha solo un potere di accertamento e nessun margine di discrezionalità. In altre parole: chiunque dichiari e dimostri di risiedere non abusivamente in un Comune, deve ottenere l’iscrizione nelle liste anagrafiche. In questi casi, il controllo da parte della pubblica amministrazione ha un carattere meramente formale. «Mentre in tutta Italia si sono semplificate le procedure per ottenere la residenza – criticano dal Magazzino di mutuo soccorso – all’ufficio Anagrafe del Comune di Lipari si continuano a chiedere e valutare documenti non richiesti dalla legge nazionale e si finisce per negare la residenza sulla base di valutazioni discrezionali. Una gestione irregolare, un abuso di potere». 

Adesso, gli attivisti stanno anche preparando una ulteriore pec da inviare al primo cittadino con la descrizione precisa di diversi casi specifici. «Alcuni cittadini ci hanno riferito che è stato loro chiesto di presentare la dichiarazione dei redditi o di dimostrare di avere un conto in banca in Italia di almeno 6.000 euro – spiegano dal Magazzino di mutuo soccorso – o, ancora, che non andava bene il comodato d’uso degli immobili». Richieste che andrebbero oltre quelle previste. «Di recente – aggiungono – abbiamo ricevuto la segnalazione da parte di due famiglie italiane con soggetti fragili che vivono stabilmente a Lipari e stanno vivendo un’ingiustizia nell’ingiustizia: a loro viene negato non solo il diritto alla residenza ma anche quello alla salute», per la difficoltà collegata di avere accesso ai servizi sanitari essenziali. Raccolte diverse testimonianze «gravi, ingiuste e inaccettabili», gli attivisti chiedono risposte al primo cittadino che, come in ogni Comune, «è riconosciuto ufficiale anagrafico».

«I funzionari hanno la loro autonomia nel seguire le pratiche – dichiara a MeridioNews Giorgianni – Non è il sindaco a dire come fare. Dopo avere ricevuto le segnalazioni, ho comunque chiesto al dirigente di relazionarmi quanto raccolto le spiegazioni del funzionario che si occupa di queste procedure. Stando a quanto mi è stato riferito – afferma – non c’è nessun atteggiamento vessatorio da parte del funzionario. Dall’ufficio – sostiene – erano titolati a chiedere quei documenti». Il primo cittadino sostiene dunque che le motivazioni di diniego da parte dell’ufficio Anagrafe siano coerenti con le disposizioni di legge. «Per fare un esempio – continua – c’è stato un caso in cui a una persona era stato richiesto per due volte il documento di comodato d’uso dell’immobile. La lamentele era che dall’ufficio si fossero impuntati, salvo poi scoprire che si trattava di un magazzino agricolo non abitabile». Il sindaco non nega di non avere ancora contezza di tutti i casi in questione e conclude chiedendo «sinceramente scusa ai cittadini per la qualità di alcuni servizi e per i tempi d’attesa molto lunghi dovuti al Covid e alla carenza di personale».


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