La legge elettorale per i ‘camerieri’ della politica

Il dibattito sulla legge elettorale per l’elezione dei rappresentanti della camera dei deputati e del Senato rasenta la comicità. Si dibatte sull’entità del premio, sulla soglia per conseguirlo, ma nessuna parola si spende per dire a gran voce che di quella legge immorale va fatta tabula rasa. E la stampa, tutta, sembra andare dietro ai contorsionismi dei protagonisti della Seconda Repubblica.

Uomini e donne che, all’atto dell’approvazione del Porcellum, hanno finto di indignarsi, di opporsi per poi gioire, in privato e in pubblico, per il ritorno del proporzionale e per per la possibilità di “nominare” i propri fidi senza quasi farli passare al vaglio elettorale.

Nessuno ricorda più che, il 18 aprile 1993, 29 milioni di italiani, pari all’82,70% votarono per l’abolizione del proporzionale, l’introduzione di un sistema all’americana, uninominale a un turno, che tanto ci piace applaudire da lontano, e il pensionamento della Prima Repubblica.

E pochissimi rammentano quello che accadde nel dicembre del 2005, a pochi mesi dalle elezioni, proprio come adesso, quando il referendum del 1993 fu cancellato introducendo, complice un’opposizione non degna di questo nome, il Porcellum, una legge immorale che ha confiscato la volontà dei cittadini e riempito il Parlamento di olgettine, ballerine, segretarie particolari, cugini, mogli, figli e fratelli di una nomenclatura immobile.

Come nessuno più ricorda, anche se di Fiorito è piena l’Italia, che nel 1993, lo stesso giorno del referendum elettorale, 31 milioni di cittadini, pari al 90% dei votanti, votò per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Otto mesi più tardi i partiti con una maggioranza del 90% vanificarono il referendum trasformando il finanziamento pubblico in rimborso elettorale, aumentando con cifre variabili e procedure mostruose i soldi ai partiti.

Dal 2008 al 2011 formazioni politiche senza più rappresentanza (per la mancata riconferma nelle elezioni anticipate del 2008) hanno continuato a riscuotere i finanziamenti fino al 2011. Nel frattempo i partiti entrati in Parlamento con i loro eletti hanno percepito un doppio rimborso. Milioni di euro con rendicontazioni risibili.

Poi si chiedono dove stanno le ragioni del successo del movimento di Grillo o i motivi della fuga dalle urne di milioni di cittadini.

 


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