Il Palermo cala il tris, Foggia ko al Barbera I rosanero vincono e avanzano in classifica

Dopo sette turni di campionato in chiaroscuro ci si attendeva dal Palermo determinati tipi di segnali e, in virtù del successo casalingo per 3-0 contro il Foggia, queste risposte sono arrivate. I quasi cinquemila spettatori presenti allo stadio Renzo Barbera hanno potuto esultare per un Palermo finalmente vincente e convincente. Un connubio che, finora, quasi mai era emerso in questo primo segmento del torneo. Anche quando nelle precedenti giornate erano riusciti a conquistare l’intera posta in palio, infatti, gli uomini di Filippi avevano evidenziato delle lacune e faticato a dare continuità alla propria prestazione nell’arco dei 90 minuti. Contro la formazione allenata da Zeman, palermitano d’adozione applaudito dal pubblico in occasione del suo ingresso in campo prima della partita, la squadra invece ha scritto una trama diversa. I rosanero hanno lasciato subito la loro impronta e, a differenza ad esempio del precedente successo casalingo con il Campobasso macchiato da alcune sbavature che avevano rimesso in discussione un risultato di fatto già acquisito, dopo avere messo il match in discesa nelle battute iniziali della gara grazie ai gol dell’ex di turno Floriano e di Brunori (al terzo centro nelle ultime quattro partite giocate) sono rimasti sul pezzo senza mai concedere all’avversario l’opportunità di rientrare in partita.

Il 3-0 è un risultato rotondo che identifica un certo tipo di partita. Una gara tra una squadra a cui va tutto bene e una in giornata no e nella quale i meriti di una coincidono, in pratica, con le debolezze dell’altra. Bravi i padroni di casa ad avere interpretato il match con la giusta intensità e determinazione ma è innegabile che il lavoro della compagine di Filippi, che in virtù di questo successo scavalca proprio il Foggia e a quota 13 punti si avvicina ai quartieri alti della classifica, sia stato agevolato dalle amnesie difensive dei pugliesi. Il calcio propositivo di Zeman ha due lati della medaglia: c’è una ‘faccia’ positiva che riguarda i movimenti relativi alla fase d’attacco e ce n’è una negativa che chiama in causa l’inaffidabilità di una retroguardia troppo alta ed esposta molto spesso alle ripartenze degli avversari. Dinamica, in questo caso, di cui ha saputo approfittare un Palermo che ha gli uomini per fare male se, contrariamente ad altre partite di serie C in cui l’avversario si chiude tenendo a volte anche dieci uomini dietro la linea del pallone, ha a propria disposizione tanti spazi da potere sfruttare.

Ecco la ‘genesi’ delle reti realizzate da Floriano, che ha sbloccato il risultato dopo appena cinque minuti di gioco capitalizzando un assist fornito da Brunori abile a rubare palla a Sciacca, e dallo stesso italo-brasiliano che al 20’ ha siglato il 2-0 sugli sviluppi di un contropiede alimentato da De Rose con la complicità di un errore in disimpegno di Rocca. E’ capitato che nonostante un doppio vantaggio l’undici di Filippi sporcasse la partita con qualche scarabocchio e invece in questa circostanza, sotto lo sguardo dell’ex centrocampista rosanero Martinelli presente in tribuna, la squadra ha saputo mantenere il foglio pulito rischiando il minimo sindacale al cospetto di un Foggia proiettato costantemente in avanti (e pericoloso solo in un paio di occasioni con alcuni tentativi della punta Ferrante) e, al netto di qualche dettaglio su cui lavorare come ad esempio le ammonizioni evitabili rimediate ingenuamente da Marconi e dal neo-entrato Luperini, valorizzando durante il match gli strumenti – attenzione in fase difensiva, grinta e sostanza a centrocampo con l’utilissimo filtro garantito da Odjer al fianco di De Rose, incisività in zona gol – attraverso i quali si è imposta sull’avversario. Che ha alzato bandiera bianca a cinque minuti dalla fine nel momento in cui l’attaccante Soleri, entrato al 25′ della ripresa al posto di Floriano, ha messo il punto esclamativo trasformando un calcio di rigore da lui stesso procurato.


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