«Abbiamo denunciato il grave disagio in cui operiamo, ma l’amministrazione non ci ha voluto incontrare». A due mesi dall’apertura, scrive così Dino Barbarossa, project manager del consorzio Solco che gestisce – come ente capofila un progetto finanziato con fondi europei attraverso i Servizi sociali del Comune di Catania – l’antica masseria di Librino.
Una struttura che, ristrutturata proprio per ospitare le attività di quello che dovrebbe diventare il Polo educativo Librino, nella lettera indirizzata al sindaco di Catania Enzo Bianco, viene descritta come «priva di luce elettrica, di acqua, di videosorveglianza, di sicurezza, di pulizia delle aree perimetrali, e con i campi di gioco ancora da sistemare». Condizioni che, scrive Barbarossa, sono state ovviate con «un generatore di corrente a benzina e un custode da noi pagato».
Le attività, scrive Barbarossa, «sono comunque partite a maggio, coinvolgendo una trentina di realtà del territorio», spiega il project manager, che negli scorsi mesi ha ricevuto le aspre critiche di alcune storiche realtà del territorio, come la Cgil Librino. «Siamo stati oggetto di mille speculazioni, preda di tutti coloro che preferiscono distruggere piuttosto che costruire, con sporadici interventi “a titolo di favore”, che nulla hanno cambiato della realtà desolante che oggi è Villa Fazio. Una logica che non piace ai potentati catanesi che guardano le realtà dall’alto facendo finto populismo ed usando stereotipi stucchevoli per indebolire i loro interlocutori», spiega nella lettera Barbarossa riaccendendo la polemica.
Alla quale, però, aggiunge un invito: «Il prossimo 5 gennaio saremo a Villa Fazio, per celebrare l’inizio del nuovo anno con tutte le famiglie ed i ragazzi di Librino ed avremo il piacere della celebrazione eucaristica alle 10.30 con i sacerdoti del quartiere. Vi chiediamo almeno la dignità di venire a riprendervi le chiavi di Villa Fazio ed assumervi le responsabilità che vi sono dovute verso la città e verso Librino».
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