Il Catania calcio a 5 potrebbe lasciare Librino «Palanitta fatiscente e nessun supporto dal Comune»

«Il sindaco Enzo Bianco ci ha promesso supporto, in conferenza stampa, alla presentazione della squadra. Invece ci fa giocare in una struttura fatiscente, e pretende il pagamento del canone di marzo in anticipo senza contare le spese da noi sostenute. Quella di oggi con la Roma potrebbe essere l’ultima partita al Palanitta». Sono parole forti quelle di Antonio Marletta, presidente del Catania Librino calcio a 5, società che milita in serie A2. La squadra si è trasferita da Viagrande a settembre del 2013 a Librino proprio per affrontare la seconda serie nazionale con un pubblico maggiore. Circostanza che, dalle parole di Marletta sembra essersi avverata: «Abbiamo in un anno creato un vivaio, con ben tre ragazzi diciottenni di Librino che hanno esordito in A2, e grande entusiasmo che ha permesso di eliminare in parte la negatività che circonda il quartiere», spiega Marletta. Che opera in un contesto «sicuramente più complicato di quello di tante altre società etnee; la gente ha difficoltà anche ad arrivare da fuori oltre che paura per le auto, e penso anche alle altre di Catania», rinfaccia al Comune le proprie responsibilità per la rinuncia alla serie A1 lo scorso anno. 

Il parquet del Pala NItta

«Eravamo stati ripescati. Abbiamo rinunciato per le condizioni della struttura: non si può affrontare un campionato di vertice con le docce e i bagni che non funzionano e i listelli del parquet che saltano. Sul campo mancavano anche le linee di gioco, che ho dovuto far mettere a mie spese come tutto il resto», afferma Marletta. La spesa affrontata «si aggira intorno ai settemila euro. Ho provato a chiedere al Comune di Catania di scalarla dai diecimila e 800 euro di canone che devo da settembre a oggi: usiamo il campo 24 ore a settimana, avendo squadre in tutte le giovanili oltre che nell’A2». L’unica cosa che è cambiata, in questi mesi, è la cifra: «Abbiamo ottenuto uno sconto, paghiamo il 30 per cento, cioè circa 700 euro al mese. Ma fino all’anno scorso erano oltre duemila, e il Comune pretende che paghiamo il mese di marzo o ci lascerà fuori dal campo, anche se si tratta dei bambini delle giovanili».

Questo pomeriggio alle 16 la sfida con la Roma potrebbe quindi essere l’ultima giocata al Palanitta. «Io ho fatto in questi mesi le mie rimostranze: il direttore della direzione Sport, Paolo Italia, mi ha anche consigliato di interrompere le attività per dimostrare che non era praticabile. Gli ho detto chiaramente che non si può fare: siamo una società di A2 che spende in un anno 260mila euro, non dilettanti, e giocare, portare anche la Rai a Librino a seguire le partire, significa mantenere alto il nome della città in tutta Italia». 

La richiesta, se davvero l’amministrazione dovesse attuare il paventato blocco dell’impianto di Librino, «è quella, a questo punto, di trovarci una sistemazione adeguata in un altro impianto. Il Comune sappia però che potrebbe distrugger il lavoro fatto con i ragazzi del quartiere, che avranno difficoltà ad andare ad allenarsi in un impianto lontano da Librino», conclude Marletta.


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È la prima squadra di vertice a giocare nel grande quartiere etneo, dove è arrivata con entusiasmo a settembre 2013, costituendo anche un valido vivaio. Ma il presidente Antonio Marletta si dice stanco della situazione: per sistemare spogliatoi e campo, opere comunque non sufficienti a svolgere il campionato di A1 al quale ha rinunciato, ha anticipato «circa settemila euro, che aspetto che mi siano sgravati dal canone, che l'amministrazione invece pretende minacciando di lasciarci fuori dalla struttura da marzo»

È la prima squadra di vertice a giocare nel grande quartiere etneo, dove è arrivata con entusiasmo a settembre 2013, costituendo anche un valido vivaio. Ma il presidente Antonio Marletta si dice stanco della situazione: per sistemare spogliatoi e campo, opere comunque non sufficienti a svolgere il campionato di A1 al quale ha rinunciato, ha anticipato «circa settemila euro, che aspetto che mi siano sgravati dal canone, che l'amministrazione invece pretende minacciando di lasciarci fuori dalla struttura da marzo»

È la prima squadra di vertice a giocare nel grande quartiere etneo, dove è arrivata con entusiasmo a settembre 2013, costituendo anche un valido vivaio. Ma il presidente Antonio Marletta si dice stanco della situazione: per sistemare spogliatoi e campo, opere comunque non sufficienti a svolgere il campionato di A1 al quale ha rinunciato, ha anticipato «circa settemila euro, che aspetto che mi siano sgravati dal canone, che l'amministrazione invece pretende minacciando di lasciarci fuori dalla struttura da marzo»

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