I diplomatici invitano lo studente Magni Dopo Napolitano, parlerà a New York

Non se lo aspettava. Eppure da ieri pomeriggio è uno degli universitari più noti della città oltre i confini etnei. Lui è Giovanni Magni, 22 anni, iscritto al corso di Economia e gestione delle imprese all’università di Catania e senatore accademico. Lo stesso ragazzo che ieri, nell’aula magna del Monastero dei Benedettini, ha rappresentato gli universitari etnei davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della sua visita in città e dell’inaugurazione dell’anno accademico. Adesso Giovanni, dopo aver ricevuto decine di messaggi e aver visto servizi in tv e sui giornali concentrati sul suo discorso, è stato invitato al Change the world model United Nation, la simulazione di processi diplomatici che si svolgerà a marzo a New York, negli Stati Uniti, con oltre 1500 studenti da 25 nazioni.

L’invito arriva da Claudio Corbino, presidente dell’associazione Diplomatici, che ha commentato: «E’ giusto passare dalle parole ai fatti, facendo comprendere a chi ha rappresentato civilmente i timori e la rabbia di un’intera generazione di studenti italiani che l’estero non è una via di fuga, semmai una risorsa per i nostri cervelli». Il riferimento è a uno dei passaggi del discorso di Magni che più hanno colpito i presenti in sala: «Presidente, noi ragazzi siciliani faremo la valigia una sola volta e torneremo in questa bella terra solo per le vacanze».

Parole dure, ma voce pacata, educata. La stessa che Magni continua a mantenere anche dopo il momento ufficiale davanti al capo dello Stato. «Il mio discorso era semplice, fatto di cose che si sentono dire spesso – commenta il ragazzo – Ma dette da noi giovani, che le proviamo, suonano differenti. E’ stato scritto quasi di getto, come uno sfogo, talmente tanto che sforava del doppio i cinque minuti concessi ma mi hanno lasciato parlare», racconta sorridendo. Un obiettivo raggiunto quello di catturare l’attenzione delle autorità presenti in aula, ma con una eco mediatica inaspettata. «Ho ricevuto molti messaggi di docenti e cittadini – racconta Magni – Ma anche di studenti che mi hanno votato alle elezioni universitarie e si sono detti fieri della loro scelta. In questo periodo storico di sfiducia per la politica, è stata una soddisfazione bellissima».

Ed è proprio la politica il motore del giovane 22enne. «Dopo il liceo, 22 dei miei compagni su 30 sono andati a studiare fuori. E’ un’enormità. Io sono rimasto a Catania per la passione che coltivo per la politica». Già rappresentante di istituto al liceo, Magni siede adesso al senato accademico. E cerca di mettere in pratica il suo discorso. «Credo vada dato il buon esempio da parte di chi ci rappresenta. In senato, ad esempio, abbiamo abolito il gettone di presenza in favore delle borse di studio. E’ un piccolo gesto ma è già qualcosa», spiega. Un’opera in cui è convinto di essere supportato dai nuovi vertici dell’ateneo catanese. Su tutti, il rettore Giacomo Pignataro. «La differenza con il suo predecessore (Antonino Recca, ndr) è nettissima. Adesso abbiamo un’università che non guarda ai partiti ma al territorio».

«Uno dei segni del cambiamento è stato proprio che il rettore Pignataro non ha voluto dare nessuna direttiva per il mio discorso. Mi ha detto di scrivere quello che pensavo e non mi è stato corretto niente», continua Magni. Adesso, una versione rivista delle stesse parole verrà ripetuta a New York. «Sono contento di partecipare, dovrò fare il discorso conclusivo perché gli organizzatori sono convinti che quei pensieri non rispecchino più solo la Sicilia ma tutta Italia», racconta. Prima e dopo la parentesi statunitense spera di portare avanti le sue battaglie per il rilancio dell’Erasmus, le borse di studio e maggiori servizi a fronte di tasse sempre in aumento. «Io credo che sia arrivato il momento del cambiamento  conclude Giovanni Magni – Anche perché, se non è ora, non sarà mai più».


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Il suo discorso per l'inaugurazione dell'anno accademico in occasione della visita del capo dello Stato ha suscitato l'interesse dei media e dei cittadini che da ieri lo riempiono di messaggi. Tra questi, l'invito a parlare nel momento conclusivo della simulazione diplomatica Change the world model United Nation nella sede delle Nazioni Unite, a marzo. «Il mio discorso era semplice, ma pare che ormai rispecchi tutta Italia», racconta il 22enne con la passione per la politica

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