Erosione delle coste: Legambiente sollecita tavolo permanente e urgente per la spiaggia di San Vito lo Capo

La spiaggia di San Vito lo Capo, piccola perla naturale della provincia trapanese e meta ogni anno di migliaia di turisti, rischia di sparire. A lanciare il grido d’allarme è Legambiente Pizzo Cofano, che in tal senso ha indirizzato una richiesta urgente di intervento a Comune, Ministero ed Assessorato Regionale, nonché all’Autorità di bacino, per istituire un gruppo di lavoro tecnico permanente che coinvolga mondo della ricerca universitaria ed istituzioni, prima che sia troppo tardi. Alla base della richiesta il suffragio di oltre 1600 firme di cittadini che hanno aderito alla raccolta firme Salviamo San Vito lo Capo. Lo scorso 23 settembre l’inoltro della richiesta, con la speranza che qualche risposta arrivi entro i trenta giorni richiesti.

San Vito lo Capo, una pocket beach che non si autorigenera

Al nocciolo della richiesta una situazione ambientale caratteristica del sito. parliamo, infatti, di un sistema chiuso fra due promontori, senza apporti di fiumi e in cui la sabbia si muove soltanto dentro la baia. Ciò che la spiaggia perde, nessuna fonte esterna lo restituisce. Fenomeno non nuovo. Per Legambiente, situazione che nel corso degli anni è andata peggiorando. Quindi in proiezione, vedremo acuirsi sempre più il problema riguardo l’erosione dell’arenile. Da qui la richiesta della massima urgenza di intervento, prima che il danno sia irreparabile. L’attività condotta di studio e ricerche sul tema ha portato il circolo ad individuare un dato di fondo: ogni strumento descrive la spiaggia con una fotografia diversa e spesso vecchia citandone le criticità a loro modo riscontrate.

Il Piano per l’Assetto Idrogeologico, l’atto con cui l’ordinamento riconosce ufficialmente che un tratto di costa è in erosione, classifica 387 metri lineari in pericolosità bassa, sulla base di una linea di costa rilevata nel 2003. Il Piano regionale contro l’erosione costiera del 2020 individua 905 metri lineari in erosione, in classe di pericolosità media nella propria scala e il Piano di utilizzo del demanio marittimo adottato nel 2022 conferma la linea di costa del sistema informativo demaniale «in ogni suo punto», senza indicare quando e come sia stata rilevata. «L’ultima misura disponibile risale al 2019 – continua il Circolo Pizzo Cofano nella sua analisi – e da allora sono passati più di sette anni. Compresi gli eventi meteomarini del gennaio 2026 per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, e non ci risulta che i loro effetti sulla spiaggia siano stati misurati. Quale sia oggi la larghezza dell’arenile, nessuna delle amministrazioni in indirizzo è in grado di dirlo sulla base di un rilievo proprio. Quanto è osservabile sul posto indica un grave arretramento in essere, è una constatazione di questo Circolo, che solo un rilievo può confermare».

Ventidue richieste che non possono più attendere

A Meridionews, Giuseppe Messina presidente del Circolo fa una sintesi della situazione in attesa delle risposte chieste: «Grandissima risposta dai lettori, oltre 20mila visualizzazioni su Facebook. Grande riscontro, dunque, sia tra i tesserati sia tra coloro che hanno a cuore San Vito lo Capo». Una raccolta firme che prosegue, come confermato dallo stesso: «Assolutamente e abbiamo anche superato quota 1650 firme, continua affinchè questa campagna di sensibilizzazione possa convincere le istituzioni ad agire in modo concreto e nel minor tempo possibile».

Sullo stato di salute dell’arenile, al termine di un’altra estate di fuoco, il presidente delinea gli aspetti critici. «La spiaggia soffre di varie problematiche alcune globali come fenomeni climatici sempre più severi – dichiara -. Come l’innalzamento dei mari, il moto ondoso sempre più importante e altri relativi al contesto San Vito. Qui l’infrastruttura del porto ha di fatto alterato le correnti ed intrappolato la sabbia. Il carico antropico diurno, ma anche serale con eventi che si svolgono in spiaggia senza apporti esterni di sedimenti essendo una pocket beach. Ogni granello tolto dalla spiaggia non viene sostituito e sta correndo un grave rischio». La dead-line per le risposte ai 22 quesiti chiesti è in scadenza: «Crediamo sia fondamentale e prioritario istituire subito un tavolo tecnico, gli studiosi affermano da oltre 30 anni il problema dell’erosione. Serve mettere assieme queste competenze e la macchina amministrativa – conclude Messina – per trovare una soluzione prima possibile».


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