Emergenza abitativa a Palermo, tra graduatorie e sfratti: «Dal Comune nessun aiuto»

A Palermo l’emergenza abitativa continua a pesare sulle famiglie che, tra sfratti esecutivi, graduatorie e soluzioni temporanee, faticano a trovare una sistemazione stabile. A denunciare una situazione ancora critica è Tony Pellicane, dell’associazione per il diritto all’abitare A.Si.D.A. 12 luglio. Secondo lui, accanto all’emergenza ufficiale, si starebbe creando una realtà parallela, fatta di persone che rischiano di rimanere fuori dai percorsi ufficiali. «L’ipocrisia istituzionale dell’amministrazione comunale ha superato ogni limite. Si annuncia che la graduatoria dell’emergenza abitativa si sta esaurendo in senso positivo, ma di fatto si sta creando un’emergenza parallela e opaca: quella in nero», sostiene Pellicane.

Secondo l’associazione, il problema riguarda in particolare le famiglie che si trovano davanti a uno sfratto o che, in condizioni di estrema necessità, arrivano a occupare un alloggio. Pellicane parla di forti pressioni per convincerle a lasciare spontaneamente gli immobili, senza che però, una volta usciti, sia garantita una soluzione abitativa definitiva. «Ti dicono che ti prendono in carico e che non ti lasciano solo, ma poi la soluzione può essere una casa famiglia o un dormitorio pubblico. È questo che sta succedendo a Palermo» afferma.

La storia di Loredana: «Ero al nono posto, poi al 447esimo»

Una delle situazioni raccontate è quella di Loredana Buoncuore, madre di un ragazzo minorenne, che si trova alle prese con uno sfratto esecutivo. La donna racconta di essere stata inizialmente al nono posto nella graduatoria per l’emergenza abitativa e di essersi poi ritrovata al 447esimo posto. «Non so come sia successa questa cosa. Ho chiesto spiegazioni, non mi sono mai state date. Da parte del Comune non ho avuto più risposte, nulla». Lo sfratto è stato rinviato di quindici giorni grazie all’intervento di Pellicane e di altre persone che l’hanno sostenuta, ma nel frattempo, racconta Buoncuore, non è arrivata una soluzione da parte del Comune. L’unica proposta ricevuta sarebbe stata quella di un dormitorio, considerata impraticabile dalla donna perché vive con il figlio minorenne.

C’è poi Kira, il cane che Buoncuore considera parte della propria famiglia. L’alternativa della casa famiglia, spiega, significherebbe doverlo lasciare. «La casa famiglia significa che devo abbandonare il cane, cosa che non farò. Come ho sempre sostenuto, vado in macchina con il cane, perché non lo lascio». La data fissata per la consegna delle chiavi è il 6 ottobre. Quel giorno, racconta la donna, potrebbero presentarsi l’ufficiale giudiziario, gli avvocati e le forze dell’ordine. Oltre alla casa, rischia di perdere anche i beni presenti nell’abitazione, tra cui il pianoforte del figlio, che frequenta il liceo e studia musica. «La cosa che più mi tocca è il pianoforte di mio figlio, perché quello è il suo strumento di studio. Ho fatto presente tutto al Comune, ma ovviamente a loro non importa». Buoncuore da tempo è affetta da una malattia degenerativa e affronta difficoltà sempre maggiori nella deambulazione. Ha cercato anche di trovare un lavoro attraverso le categorie protette, senza però riuscire a individuare una soluzione.

«Gli unici che ci stanno aiutando sono quelli della Caritas»

In assenza di una risposta abitativa definitiva, la donna racconta di aver trovato sostegno nella Caritas, che si starebbe attivando per cercare una sistemazione che consenta a lei, al figlio e al cane di rimanere insieme. «Gli unici che in questo momento mi stanno offrendo una soluzione per restare tutti insieme sono quelli della Caritas. Stanno cercando di trovarmi un alloggio anche momentaneo per non lasciarmi in macchina».

Il ruolo del privato sociale è al centro anche della denuncia di Pellicane, perché le strutture private convenzionate con il Comune e i percorsi di housing sociale hanno accolto negli anni numerose famiglie e persone rimaste senza casa. Il rischio, sostiene, è che le sistemazioni nate come temporanee diventino però soluzioni di lunga durata. «Conosco famiglie che sono dentro questi immobili da oltre due anni, in attesa che arrivi la loro posizione nella graduatoria dell’emergenza abitativa. Così come viene gestita, però, quella soluzione non arriverà mai». Pellicane cita anche la Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, sostenendo che le strutture di accoglienza siano ormai sotto pressione e che non ci siano posti sufficienti per rispondere alle richieste.

Il nodo delle graduatorie

L’altro punto contestato da A.Si.D.A. riguarda la trasparenza delle graduatorie. Pellicane sostiene che, nel rispetto della privacy, i cittadini dovrebbero poter conoscere i punteggi che determinano la loro posizione. «Se io sono collocato in graduatoria al centesimo posto devo capire sulla base di quale punteggio mi spetta quel centesimo posto. Tutto questo non c’è». L’associazione segnala inoltre presunte anomalie nell’ordine delle assegnazioni e chiede chiarimenti sui criteri utilizzati. «Se una famiglia è 142esima in graduatoria, qual è il meccanismo che la fa diventare assegnataria? Abbiamo chiesto spiegazioni che non ci vengono date».

Per Pellicane, dunque, il problema non riguarda soltanto il numero degli alloggi disponibili, ma anche il modo in cui vengono gestiti l’emergenza e l’accesso alle abitazioni. «I luoghi che a Palermo sono deputati a ospitare le persone in difficoltà sono pieni, non ci sono più posti per ospitare le persone in emergenza abitativa. Fondamentalmente la città sta scoppiando». La vicenda di Loredana Buoncuore porta queste difficoltà sul piano concreto: una madre, un figlio minorenne, un cane e una casa da lasciare entro il 6 ottobre, mentre una soluzione definitiva ancora non c’è.


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