Edifici storici in concessione, gare sono andate deserte Da Ducea di Nelson a Villa Manganelli in attesa di fondi

Un tentativo per rispondere alla crisi, per recuperare alcuni beni in disuso e riportare agli antichi fasti alcune strutture di proprietà dello Stato. Queste dovrebbero essere, almeno nelle intenzioni del legislatore, le finalità di Investinitalyrealestate.com, un sito che si presenta come «un portale dedicato alla presentazione di offerte di investimento in immobili pubblici». Messo in piedi grazie al decreto legge Sblocca Italia, serve a mettere insieme la domanda e l’offerta. Da una parte chi vuole investire, dall’altra edifici storico-monumentali e terreni del demanio pubblico che potrebbero essere sfruttati per finalità economiche. Proprio qui si trovano da circa un anno, tra gli altri, alcuni immobili storici della provincia di Catania come i fari di Capomulini e di Riposto e il castello di Nelson a Maniace. Che però, stando a quanto raccontano le amministrazioni comunali, non avrebbero ancora ricevuto nessuna offerta da parte dei privati. Ma non solo. 

La Ducea di Horatio Nelson, a dieci chilometri da Bronte è uno dei castelli più noti della Sicilia orientale: 4875 metri quadrati su due piani, iniziato a costruire nel XII secolo e donato, seicento anni dopo, all’ammiraglio inglese dal re Ferdinando IV di Borbone. Un complesso che attraversa la storia e che sarebbe in concessione tramite bando pubblico. Anche se, come racconta Vittorio Triscari, vicesindaco di Bronte che tra i suoi compiti ha anche la delega al bene, ancora oggi sarebbe nella disponibilità dell’ente locale: «Per adesso il castello è chiuso, ci sono dei lavori e lo stiamo gestendo noi – spiega Triscari a MeridioNews – Le opere di recupero dureranno ancora un anno perché stiamo ripristinando i tetti insieme la soprintendenza dei Beni culturali». 

Le coperture infatti avevano subito dei danni per i quali «entrava acqua – continua ancora il rappresentante di giunta – ma si deve anche lavorare sull’illuminazione interna». Un lavoro di circa «due milioni di euro che vengono da un finanziamento». Triscari chiarisce che però «non c’è nessuna intenzione di vendere, vogliamo solo fare funzionare il bene e renderlo produttivo», e parla di un nuovo progetto per rivalorizzarlo perché «durante l’anno riceviamo diverse richieste per matrimoni o congressi, e vogliamo lavorare in questo senso».

Sullo stesso sito è possibile inoltre trovare – anche in questo caso in concessione con bando pubblico – il faro di Capomulini e quello di Riposto. Su quest’ultimo, in particolare, il primo cittadino del Comune marittimo Enzo Caragliano fa sapere che, nonostante la proposta, «non si sono registrate domande di partecipazione nel primo bando», anche se «alcune imprese si sono dette interessate» ma infine non si sarebbe raggiunto un accordo. La struttura è stata messa a disposizione del mercato l’anno scorso e riproposta da poco meno di un mese, lo scorso 9 marzo. A spiegare meglio la situazione è l’assessore ripostese Antonio Di Grande, che chiarisce: «Al momento stiamo procedendo a una semplice riproposizione del primo bando, perché la prima tornata è andata deserta, nonostante i nostri concittadini siano molto affezionati all’edificio e il faro sia in buone condizioni».  

A gravare su questa situazione, probabilmente, le spese per sistemare la struttura e renderla adatta ad altri scopi. «Il direttore generale dell’agenzia del demanio Pietro Solino sta facendo un ottimo lavoro e sta mettendo a frutto il patrimonio dello Stato – continua ancora Di Grande – perché, a eccezione dei fari, tutto il patrimonio è passato in mano alla Regione».«L’idea – conclude – è geniale, quella di mettere a bando edifici come questi, in altri contesti ha abbattuto i costi di restauro e ha consentito uno sviluppo occupazionale, penso che sia ottimo. Noi purtroppo, per le dimensioni del nostro faro, non abbiamo avuto richieste». 

Per quanto riguarda invece Capomulini, sul sito è possibile leggere che: «Il compendio, situato a picco sul mare in un contesto paesaggistico di grande interesse, potrà essere riqualificato, secondo il modello di lighthouse accommodation, accogliendo attività turistiche, ricettive, ristorative, ricreative, didattiche e promozionali. L’immobile verrà concesso in uso a soggetti terzi senza essere alienato». La struttura, stando a quanto riferisce il sindaco acese Roberto Barbagallo è di proprietà della Marina militare. E sono tre le offerte economiche ammesse alla valutazione tecnica: una della tenuta Santa Tecla, una del consorzio Luoghi comuni, e una di un raggruppamento temporaneo d’imprese che ha per capogruppo la Dg & partners srl. Sempre ad Acireale su realestate è possibile trovare il vecchio tratto della ex stazione ferroviaria cittadina, che mette a disposizione lotti di terreno di ampie dimensioni. Nell’area, chiarisce Barbagallo, «stiamo costruendo la pista ciclabile con circa 270mila euro che fanno parte di un finanziamento di 900mila euro provenienti dall’Unione europea».

Infine, nell’elenco è possibile trovare anche la bellissima Villa Manganelli, costruita tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento nel territorio di Zafferana Etnea e, oggi, all’interno dell’area gestita dal Parco dell’Etna. L’edificio, appartenuto alla nobile famiglia catanese dei Paternò -Manganelli, ha subito vari danni nel corso degli anni per colpa dell’azione dei vandali e, stando a quanto raccontano in paese, servirebbero parecchi soldi per il restauro. Per questo, nonostante l’interessamento del Comune montano, la struttura sarebbe ancora lasciata al suo destino

Mattia S. Gangi

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