Dopo gli incendi, la rinascita parte dai nuovi alberi «Patto senza precedenti tra allevatori e agricoltori»

«Oltre la denuncia, c’è bisogno di speranza, di costruzione e di rinascita dalle ceneri». È proprio il caso di dirlo, come fa Emanuele Feltri che dagli incendi che hanno devastato e continuano a devastare l’intera Sicilia si è visto distruggere i terreni del Paternese (in provincia di Catania) che coltiva da più di un decennio. Negli otto ettari in contrada Sciddicuni, l’agricoltore – che in passato ha subìto anche numerosi atti intimidatori ed è diventato il simbolo di chi resiste ai soprusi per difendere la propria terra – non ha piantato e curato solo ulivi, mandorli, carrubi o melograni ma anche macchia mediterranea e specie tipiche delle aree boschive. «Quel poco che era sopravvissuto ai danneggiamenti – racconta a MeridioNews – adesso è stato definitivamente annientato dalle fiamme. Non è rimasto nulla ma, anche da zero, bisogna ricominciare». 

Così, per ripartire Feltri inizierà col destinare i soldi della raccolta fondi – lanciata sulla piattaforma Gofundme all’indomani del rogo e che, adesso, ha già superato i 12mila euro – a «creare un argine antifuoco, una via che tagli gli incendi – spiega l’agricoltore – utilizzando le ruspe per scavare tutt’intorno alla collina e mettere al sicuro i terreni anche con una recinzione». Lavori strutturali preliminari all’opera di rimboschimento a cui Feltri ha deciso di dedicare tre ettari del suo fondo. «Come già fatto in passato, a ottobre inizieremo a piantumare insieme ad associazioni e volontari. Pensando a questo progetto – dice ancora l’agricoltore – avevo già creato un piccolo vivaio di macchia mediterranea con lentisco, tamerici e altre specie tipiche delle nostre zone. Ma anche quelle sono andate tutte bruciate dal fuoco». 

Eppure, nemmeno la devastazione delle fiamme scoraggia Feltri che è già pronto a ricominciare da capo. Non da solo e non solo sui suoi terreni ma in diversi punti della valle. «Con il presidio partecipativo, composto da una sessantina di associazioni della Valle del Simeto – spiega – abbiamo deciso di portare avanti questa pratica dei rimboschimenti». La prossima riunione operativa è già fissata per fine mese e Feltri ha le idee chiare: «Io proporrò di concentrarci innanzitutto sulla zona di Ponte Barca – afferma – perché l’ho promesso alla famiglia di Andrea». Distefano, il 30enne allevatore e agricoltore morto schiacciato dal suo trattore mentre trasportava una tanica d’acqua per spegnere un rogo che stava minacciando la sua e altre aziende agricole. «Manterrò la promessa di ripulire la zona e di installare lì una targa e un monumento per non dimenticare il sacrificio della vita di Andrea, morto per difendere la sua terra», dice Feltri forte del fatto che anche questo ha contribuito a creare «una sinergia e una collaborazione che hanno dato vita a un patto tra agricoltori e allevatori del luogo che non ha precedenti».

Intanto sull’area dell’oasi di Ponte Barca, dopo una conferenza dei servizi con Comuni e prefettura, è arrivata «l’autorizzazione a chiudere l’accesso con un cancello videosorvegliato che consente comunque l’ingresso libero pedonale», spiega Feltri. Un’area protetta che al momento, in pratica, non esiste più, ma su cui sono anche arrivati finanziamenti – dal valore di circa un milione e 200mila euro – che dovrebbero servire a mettere in pratica una serie di opere per preservare la biodiversità. Dopo l’attuale fase operativa, entro dicembre i lavori dovrebbero già partire. «Resto convinto che l’attivismo dal basso sui territori sia fondamentale ma è necessario – afferma Feltri – parallelamente anche il lavoro delle istituzioni che devono portare avanti soprattutto azioni forti di prevenzione sui demani, specie – sottolinea – su quelli abbandonati che finiscono nelle mani delle mafie dei pascoli».


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