Presentato un ricorso contro la nuova legge elettorale, con l’obiettivo di sollecitare l’intervento della Corte costituzionale per una dichiarazione di incostituzionalità. L’iniziativa è stata illustrata oggi, alle 12, davanti al tribunale di Catania, durante una conferenza stampa promossa dalla Rete per un Voto Libero e Uguale e da Avvocatura Etnea per la Democrazia. L’avvocato Francesco […]
Foto di Alberto Sanchez da Pixabay
Catania, ricorso contro la nuova legge elettorale: chiesto l’intervento della Consulta
Presentato un ricorso contro la nuova legge elettorale, con l’obiettivo di sollecitare l’intervento della Corte costituzionale per una dichiarazione di incostituzionalità. L’iniziativa è stata illustrata oggi, alle 12, davanti al tribunale di Catania, durante una conferenza stampa promossa dalla Rete per un Voto Libero e Uguale e da Avvocatura Etnea per la Democrazia.
L’avvocato Francesco Faro ha contestato le motivazioni addotte dal governo per giustificare la riforma, sostenendo che la precedente legge avrebbe già garantito una maggioranza parlamentare stabile. Secondo Faro, la nuova normativa sarebbe invece legata alle prospettive elettorali dei partiti.
Il nodo premio di maggioranza
Tra i profili di presunta incostituzionalità indicati dai promotori c’è il premio di maggioranza: secondo la loro ricostruzione, una coalizione con il 42 per cento dei voti potrebbe ottenere il 55 per cento dei seggi. Faro ritiene che questo meccanismo possa incidere anche sull’elezione di organi di garanzia, tra cui il presidente della Repubblica, i componenti laici del Csm e i giudici della Corte costituzionale. Il ricorso contesta inoltre la soppressione del limite di genere per i capilista, le regole sulle preferenze e l’obbligo per i partiti di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio, che secondo i promotori inciderebbe sulle prerogative del capo dello Stato.
Altri rilievi riguardano l’aumento delle firme richieste alle formazioni non rappresentate in Parlamento per partecipare alle elezioni, l’impossibilità di sottoscriverle digitalmente e l’attribuzione su base nazionale del premio di maggioranza al Senato, anziché su base regionale. Infine, viene contestato il sistema delle liste bloccate, delle pluricandidature e del listone nazionale, che, secondo Faro, rischierebbe di ridurre la possibilità per gli elettori di conoscere a quali candidati venga effettivamente attribuito il proprio voto, rafforzando il potere delle segreterie dei partiti.