Bamba, dalla Costa d’Avorio a Paternò col mito di Eto’o «Sogno di giocare nell’Inter e aiutare le persone povere»

«È difficile per me parlare del mio viaggio. Solo io so quello che ho passato, se Dio non ti assiste non riesci ad arrivare qui». Parole piene di commozione, quelle di Ibrahim Bamba, attaccante classe 2000 del Paternò, che è arrivato in Italia nel maggio del 2016 dalla sua Costa d’Avorio attraversando il Mediterraneo su un barcone. «Ho lasciato il mio Paese – spiega il ragazzo a MeridioNews – e prima di arrivare in Sicilia sono passati tre mesi. Per me è difficile, perché mia madre non sapeva dove stessi andando. Qui non conoscevo nessuno né la lingua». E di nuovo si interrompe, colto dall’emozione. E così preferisce passare a parlare di pallone, mischiando viaggio e calcio in un tutt’uno: «Sono arrivato a Lampedusa e sono stato portato a Favara. Ho fatto un’amichevole contro l’Akragas, che era in serie C, e ho fatto doppietta in dieci minuti. Il mister dell’Akragas mi ha fatto i complimenti. Per chi, come me, viene con i barconi è difficile cominciare a giocare. Quest’anno le cose si sono messe a posto con i documenti ed eccomi qui a Paternò».

Bamba è arrivato in Italia da solo all’età di 16 anni, lasciando la famiglia, composta dalla madre e dalla sorella, in Costa d’Avorio: «Mia madre non sa usare Whatsapp o Facebook, quindi possiamo sentirci soltanto telefonicamente. Mi piacerebbe portarla qui con tutta la mia famiglia». Il ragazzo la scorsa estate si è trasferito a Paternò dove ha già collezionato sette presenze e realizzato due gol: «A Paternò mi trovo bene, ci sono persone buone che mi vogliono bene. Sono venuto qui perché la squadra è ambiziosa e punta alla promozione. Il direttore Strianese mi ha voluto fortemente e sono stato consigliato da Antonio Rizzuto che lo conosce, che mi guida qui in Italia e che per me è come un secondo padre». Proprio la figura di Rizzuto è necessaria per Bamba che, orfano di padre, lo considera un vero e proprio genitore: «Lui è fondamentale per me, io non avrei mai giocato a calcio senza di lui. Tra l’altro mi aiuta per mangiare e in tutti gli aspetti della vita, si comporta come un padre con il proprio figlio».

Domenica scorsa il diciottenne è balzato agli onori della cronaca per aver siglato il gol che è valso i tre punti contro il Santa Croce, dopo che i rossazzurri hanno rimontato da 0-3 a 4-3: «Un’emozione pazzesca, che mi porterò dentro tutta la vita. Eravamo sotto di tre gol e abbiamo recuperato, la squadra ha fatto tutto il possibile. Un amico mi aveva scritto che avremmo perso, ma io ho risposto a lui: “Se il mister mi fa giocare, io farò vincere il Paternò”». E così è stato, anche se l’ivoriano ha giocato soltanto una fetta di partita. «Sono entrato nell’ultimo quarto d’ora, al primo pallone toccato ho segnato di testa anticipando il difensore». Inoltre Bamba ha una dedica speciale per questa rete: «Il gol lo dedico a mia madre che è malata ed è in ospedale, giù in Costa d’Avorio. Purtroppo non posso parlare con lei e quindi sono in contatto con mia sorella».

Tornando al calcio, Bamba ripercorre le tappe della sua carriera: «Avevo già giocato in Sicilia alla Pro Favara. Poi ho fatto un provino al Perugia dove sono stato un anno ma non potevano tesserarmi perché non avevo permesso di soggiorno. Quindi sono tornato in Sicilia, anche se prima ero stato al Genoa per tre settimane per un provino. Purtroppo però mi sono fatto male il primo giorno». Le emozioni personali rischiano di condizionare gli aspetti calcistici anche negli allenamenti. Bamba infatti confessa che spesso pensa al suo Paese e alla sua famiglia e la concentrazione può risentirne: «Anche durante la settimana capita che non mi alleni al massimo perché con la testa sono lì. Ma sono fatto così e non mi piace spiegare i miei problemi. Il capitano Zumbo però mi ha chiesto e gli ho spiegato, così lui mi ha dato coraggio». 

Il ragazzo è pieno di speranza per il futuro ed è deciso a inseguire i propri sogni: «Nel mio Paese i miei amici mi chiamavano Samuel Eto’o. Mi piace tutto di lui, come gioca e come aiuta le persone povere. Mi piacerebbe diventare un professionista per cambiare la mia vita e anche quella di altre persone. Sogno di giocare nell’Inter, anche fare un semplice provino sarebbe un sogno. Tutto dipende da me, ma grazie al Paternò – conclude un sempre più emozionato Bamba – adesso posso realmente sognare».


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