Archimede, Giorgio La Pira e Pietro Bartolo I siciliani-modelli citati da Renzi a Catania

Dal palco della villa Bellini, ricorda tre siciliani di epoche profondamente diverse, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, per accennare alle sfide che attendono il nostro Paese: istruzione, Europa, accoglienza.

«Datemi una leva e vi solleverò il mondo», recita il premier, citando il siracusano Archimede. La leva in grado di far ripartire l’Italia sarebbe, per lui, l’educazione. Valore su cui assicura di aver fatto «il più grande investimento degli ultimi 50 anni», tra risorse impiegate nell’edilizia scolastica e nella classe docente.

Altra figura di riferimento è Giorgio La Pira, siciliano di Pozzallo, giurista e sindaco di Firenze nei primi anni ‘60. La storia della sua vita incrocia quella dell’amico Salvatore Quasimodo negli anni degli studi, e della prima costituente nel dopoguerra. «Ma è soprattutto la storia di un giurista che può essere molto utile per fare una sintesi di ciò che accade oggi in Europa», afferma Renzi. La Pira, nel suo primo discorso sul bilancio del comune di Firenze avrebbe spiazzato gli assessori mettendo in discussione il binomio uomo-regole nella sua versione classica: non è l’uomo per il sabato ma il sabato per l’uomo, affermò da sindaco. «Vuol dire esattamente quello che il partito socialista europeo, su impulso del PD sta tentando di far capire all’Europa – spiega il premier -. Che le regole non sono un totem a cui inchinarsi, rischiando così di perdere le nuove generazioni». Il riferimento è all’Europa dell’austerity e del fiscal compact. «È inutile continuare con queste politiche restrittive, se la gente non arriva a fine mese – continua il segretario Pd -. Siamo andati ad Atene per incontrare Tsipras, insieme con Hollande per dire “Europa svegliati!”».

Infine la Sicilia come luogo di accoglienza raccontata attraverso il servizio reso da Pietro Bartolo, medico di Lampedusa e protagonista di Fuocoammare (documentario di Gianfranco Rosi premiato con l’Orso d’oro, a Berlino, nel 2016). «Questa è l’Italia, dice Renzi, quella dell’accoglienza e dell’umanità. È vero che non possiamo accogliere tutti, ma cercheremo sempre di salvare tutti. Perché ogni persona che rischia di annegare non è un numero, ma un nostro fratello». Sono tutte testimonianze che in un Mezzogiorno che dal 2008 al 2013 ha perso nove punti di pil – come ricorda Renzi – danno la conferma che, su tutte, «la più grande ricchezza che ha il nostro Paese è il suo capitale umano».


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