Anna Rosa Corsello: “Ieri non mi sono recata presso la Procura della Repubblica di Palermo”

L’EX DIRIGENTE GENERALE DEI DIPARTIMENTI FORMAZIONE E LAVORO DELLA REGIONE SICILIANA SMENTISCE DI ESSERE STATA CONVOCATA DAI MAGISTRATI

“Smentisco categoricamente di essermi recata presso la Procura della Repubblica di Palermo. Non ho ricevuto alcun invito da parte dei magistrati”.

Con queste parole l’ex dirigente generale dei dipartimenti Lavoro e Formazione professionale, Anna Rosa Corsello, risponde alla notizia, che definisce priva di fondamento, riportata ieri da alcuni mezzi d’informazione.

“Attraverso il mio legale – aggiunge la dottoressa Corsello – ho chiesto di essere ascoltata dai magistrati rispetto alla richiesta già avanzata nelle scorse settimane”.

Che la dottoressa Corsello possa essere indagata, beh, questo non possiamo escluderlo. Così come non possiamo escludere che altri, tra politici e rappresentanti delle istituzioni, possano essere prossimamente chiamati dall’autorità giudiziaria per chiarire la propria posizione in ordine al flop-day dello scorso 5 agosto.

Così come non possiamo escludere che l’indagine potrebbe partire dai fatti riconducibili al ‘Piano Giovani’ ed estendersi anche ad altri aspetti legati alla gestione della Formazione professionale e delle politiche attive del Lavoro. Con riferimento, soprattutto, agli sperperi legati al ricorso a società ‘esterne’ all’Amministrazione regionale (in altra parte del giornale potete leggere, a tal proposito, un articolo molto interessante con i nomi di alcune delle società coinvolte).

Ciò che appare strano è che la notizia dell’indagine sulla dottoressa Corsello sia stata diffusa massicciamente ieri, a ventiquattrore dall’undicesimo o dodicesimo ‘spot’ del Governo regionale di Rosario Crocetta sul disegno di legge di riforma della Formazione professionale.

Sembra che si stia evolvendo un disegno mediatico, e non sarebbe il primo, volto a distrarre l’attenzione sulle criticità del settore formativo, orientando l’opinione pubblica su accadimenti di natura giudiziaria che non abbisognano di alcuna spinta perché seguono il proprio percorso naturale.

È il caso di ricordare che l’azione dei Governo regionale del presidente Crocetta ha portato allo sfascio del sistema formativo regionale che, in sofferenza, si avvicina verso la chiusura definitiva. E i segnali, in questo senso, sono inconfutabili.

I lavoratori senza lavoro, retribuzioni e ammortizzatori sociali sono circa 4 mila ai quali aggiungere un migliaio di operatori della filiera dell’Obbligo formativo che, entro fine mese, potrebbero essere sospesi dagli enti cattolici oramai ridotti all’osso finanziariamente per effetto della mancata erogazione dei fondi da parte dell’assessorato regionale alla Formazione professionale.

Per non parlare di centinaia di operatori che si ritroveranno eccedentari in sede di avvio della terza annualità dell’Avviso 20/2011, finanziato con il Piano Giovani per effetto dei taglio ulteriore, rispetto all’anno scorso, del parametro di finanziamento ora/allievo. Meno finanziamenti agli enti significherà mobilità di almeno 500 operatori che l’anno scorso hanno regolarmente lavorato anche se non hanno percepito tutte le spettanze.

È un fiume di licenziati che non si arresta, quello creato ad arte dal Governo regionale. Vedremo dove andrà a parare questa incredibile ‘macelleria sociale’.

Nota a margine

Non è presentando il disegno di legge di riforma del settore – ammesso che giunga all’Ars – che si risolveranno le criticità. Né la notizia che la dottoressa Corsello è indagata, ammesso che sia vera, cambierà le cose.

La magistratura merita tutto il sostegno dei siciliani, nessuno escluso, e va rispettata per il lavoro prezioso a difesa della democrazia.

Certo è che, dopo l’audizione in Commissione Cultura e Lavoro dello 26 agosto scorso, l’ex dirigente generale dei dipartimenti Lavoro e Formazione professionale ha ufficializzato la relazione ricca di particolari con la quale, a suo dire, inchioderebbe l’assessore Nelli Scilabra alle proprie responsabilità politiche.

Non resta che attendere l’evoluzione – quella vera – dei fatti.


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