Anello ferroviario, manca ancora il piano industriale Sindacati vs Tecnis: «Si va verso rilancio o vendita?»

C’è ancora tensione nel cantiere della Tecnis, la società che si occupa della realizzazione dell’anello ferroviario a Palermo. A causa di una complessa vicenda giudiziaria che ha investito la società, da tempo in amministrazione straordinaria, i lavori procedono a rilento e gli operai temono per il futuro dell’opera. Una trentina, inoltre, attendono ancora cinque mensilità arretrate (gennaio e febbraio 2016, marzo e aprile – saldati in parte – e maggio 2017). Recentemente, una parte di loro (sei dipendenti) ha vinto un’ingiunzione di pagamento nei confronti di Rete Ferroviarie Italiane, ottenendo il saldo delle mensilità spettanti, ma altri 27 sono ancora in attesa. Una disparità, seppur dovuta a tempi di presentazione delle istanze differenti, che non contribuisce a mantenere il clima sereno, mentre i sindacati degli edili, da tempo, chiedono un incontro con l’azienda.

«Nel mese di giugno – riferiscono Ignazio Baudo (Feneal Uil), Paolo D’Anca (Filca Cisl) e Francesco Piastra (Fillea Cgil) – alcuni lavoratori hanno presentato un’ingiunzione di pagamento nei confronti della stazione appaltante Rfi ottenendo il pagamento degli arretrati. Adesso, dovrebbe ripetersi lo stesso per tutti gli altri lavoratori per i quali i decreti sono ancora in attesa, anche se non c’è certezza che accada». La stazione appaltante, infatti, ha 40 giorni per presentare ricorso e il termine ultimo scade il 14: «Ci aspettiamo – proseguono Baudo, D’Anca e Piastra – che sia applicato lo stesso criterio per tutti e non si facciano disparità».

Intanto, i lavori del cantiere procedono a velocità ridotta, sia per la riduzione degli operai – attualmente sono in forza circa 20 unità – sia perché il commissario straordinario di Tecnis Saverio Ruperto non ha ancora presentato il piano di programma industriale. In questi ultimi giorni, inoltre, l’azienda ha diffuso tra i lavoratori i moduli per le eventuali procedure di istanza per l’ammissione al passivo in caso di fallimento. Il timore è che lo stop dell’opera sia sempre nell’aria e le organizzazioni dei lavoratori chiedono di fare chiarezza sugli obiettivi reali dell’impresa.

«C’è sconforto perché ancora non si conoscono le sorti dell’azienda e non si capisce se si marcia verso il rilancio o la vendita – proseguono – Manca un programma: nel mese di settembre avevano promesso possibili assunzioni ma due o tre lavoratori in più non possono fare la differenza. L’opera è ferma e andrebbe rilanciata. Abbiamo chiesto un incontro alla direzione aziendale. Intanto per mercoledì è prevista un’assemblea – concludono – se nei prossimi giorni non dovessero arrivare risposte, siamo pronti ad altre azioni».


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