Elezioni UniCt, per il tribunale il voto non va sospeso Spada di Damocle al 12 settembre sul nuovo rettore

Per il tribunale amministrativo regionale di Catania le elezioni del nuovo rettore dell’università non si devono sospendere. Lo ha deciso questa mattina il giudice che si è pronunciato sulla richiesta cautelare di sospensione del voto avanzata dai due ricercatori a tempo indeterminato Lucio Maggio e Attilio Toscano, unici ad appellarsi al Tar. Il primo, in particolare, ex direttore amministrativo dell’università e protagonista di una battaglia giudiziaria senza esclusione di colpi con l’ex rettore Giacomo Pignataro. Assistiti dagli avvocati Pietro Sciortino e Dario Riccioli, i due avevano depositato un ricorso corposo: 19 pagine rivolte all’ateneo catanese e, in particolare, al decano Vincenzo Di Cataldo e al candidato rettore Francesco Priolo. Un lungo elenco di motivi per i quali Di Cataldo, decano dei professori, non sarebbe stato legittimato a indire le elezioni né sarebbero stati validi gli atti successivi. Comprese, quindi, le elezioni.

«Sussiste l’estrema urgenza di sospendere gli atti impugnati, stante l’imminenza della data fissata per il primo turno di voto (23 agosto 2019)», si legge nelle 19 pagine di ricorso. A cui stamattina risponde il Tar catanese con un decreto che si esprime soltanto sulla misura cautelare richiesta, senza pronunciarsi nel merito della fondatezza (o meno) dell’impugnazione di Maggio e Toscano. «Non appare sussistere il pregiudizio richiesto per l’adozione della misura cautelare monocratica – scrive il presidente Pancrazio Maria Savasta – per questi motivi rigetta la domanda». Se ne discuterà, in trattazione collegiale, il 12 settembre 2019. Cioè: quando il nuovo rettore sarà già stato eletto, i giudici entreranno nel merito della vicenda e potrebbero quindi annullare l’esito del voto.

Secondo la tempistica prevista dall’ateneo, infatti, al primo turno del 23 agosto potrebbero seguire, in caso di mancato raggiungimento del quorum per le elezioni, un secondo turno il 26 agosto e un terzo turno il 29 agosto. Nel caso in cui nessuna di queste votazioni porti a un risultato definitivo, il ballottaggio è fissato per lunedì 2 settembre. In altri termini: sul nuovo futuro eletto pesa sin d’ora la spada di Damocle di un giudizio amministrativo in corso d’opera. Ne dovranno tenere conto i cinque candidati: Salvatore Barbagallo, Vittorio Calabrese, Agatino Cariola, Francesco Priolo e Roberto Purrello.

Tra i motivi sottolineati da Sciortino e Riccioli per chiedere l’annullamento delle elezioni, quello finora inedito riguarda la partecipazione dei vicedirettori di dipartimento alle sedute del senato accademico. A seguito dell’inchiesta Università bandita della procura di Catania, infatti, sono stati nove i direttori di dipartimento a essere sospesi dalle loro funzioni. Quattro dei loro vicedirettori e un decano di dipartimento si sono seduti al tavolo che sarebbe spettato ai sospesi. «Soggetti non autorizzati e dunque non legittimati», prosegue il ricorso. Perché, scrivono gli avvocati, il «vicedirettore del dipartimento non è un organo accademico» e viene designato «intuitu personae, e dunque fiduciariamente, senza alcuna sia pur minima selezione pubblica».

Dell’opportunità di convocare le elezioni d’estate si è a lungo discusso. Da più parti è stato chiesto un rinvio post-ferie e in molti hanno domandato al ministero dell’Università e della ricerca di commissariare l’ateneo di Catania, vista la situazione inedita che si è creata dopo che l’inchiesta della magistratura è stata resa nota: la sospensione, in contemporanea, di rettore (Francesco Basile) e prorettore (Giancarlo Magnano San Lio, unico a cui il tribunale del Riesame ha poi annullato la misura interdittiva) non è prevista da alcuna legge recente. Esiste invece un decreto luogotenenziale datato 1944 che assegna pieni poteri al decano, che è ciò a cui Di Cataldo fa appello. Pur definendo la norma «demodé». Il Miur, dal canto suo, tramite MeridioNews, ha comunicato di non potere nominare un commissario poiché tale ipotesi è prevista solo nel caso di dissesto economico-finanziario dell’ateneo. Circostanza diversa da quella che l’università di Catania affronta oggi.


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