Caso Scirè, a processo la commissione del concorso Tre prof imputati per il posto da ricercatore a UniCt

Il concorso da ricercatore universitario a tempo determinato si è svolto a dicembre 2011 e adesso, a distanza di oltre sei anni, arriva il rinvio a giudizio per la commissione che lo ha aggiudicato. È un nuovo capitolo della storia di Giambattista Scirè, lo storico di Vittoria che, dopo avere avuto ragione davanti prima al Tar e poi al Consiglio di giustizia amministrativa, si prepara ad affrontare una nuova battaglia di fronte al tribunale di Catania. L’accusa nei confronti dei professori Simone Neri Serneri, dell’università di Siena, Luigi Masella, dell’ateneo di Bari, e Alessandra Staderini, dell’università di Firenze, è di abuso di ufficio in concorso tra loro. Erano i componenti, scelti dall’ex rettore Antonino Recca, chiamati a giudicare i curricula dei candidati per un posto da ricercatore di Storia contemporanea alla sede di Ragusa dell’allora facoltà di Lingue dell’ateneo catanese. A vincere quel concorso è Melania Nucifora, ricercatrice con una laurea in Architettura, che secondo i giudici amministrativi non aveva i titoli per firmare quel contratto al posto di Scirè, secondo classificato.

La prima udienza di questo nuovo capitolo giudiziario è fissata per il prossimo 27 giugno. Nel frattempo Scirè resta «in attesa di un’occupazione. Visto che dal 2012, invece di scrivere libri di storia come facevo prima, raccolgo carte sul mio caso». Comincia tutto a dicembre 2011, quando la commissione composta da Serneri, Masella e Staderini decide che una ricercatrice con percorso tutto basato sull’Architettura aveva più meriti di lui, esperto della materia oggetto del concorso, per vincere un contratto da tre anni, rinnovabile per altri due. Scirè ci mette poco per fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale e ad aprile del 2012 il Tar ordina all’ateneo di riconvocare la commissione per una seconda valutazione della documentazione presentata. Pure la seconda riunione conferma l’esito della prima: Nucifora, che dal 2005 collaborava con il dipartimento di Scienze umanistiche dell’università di Catania, batte Scirè per poco meno di tre punti. Nucifora comincia a insegnare e i giudici amministrativi vanno avanti per la loro strada. Un anno dopo arriva la prima sentenza: il concorso è illegittimo. Scirè avrebbe dovuto, a quel punto, essere integrato. Ma Nucifora fa appello e bisogna aspettare anche l’esito del Cga.

Quest’ultimo arriva nel 2014, dopo che il caso aveva fatto il giro dei giornali nazionali ed era stato portato perfino in parlamento dal deputato Paolo Corsini, del Partito democratico, che aveva chiesto al ministero dell’Istruzione di avviare procedimenti ispettivi nei confronti dell’università di Catania. Parallelamente, Scirè sceglie di presentare un esposto-denuncia al tribunale: «Sapevo all’epoca, come so ancora, che ci sono dei responsabili per quello che mi è capitato. La commissione ha fatto il suo, ma ci sono stati comportamenti e precise omissioni che mi hanno impedito di ottenere quello che mi spettava di diritto, come è già stato sancito da ben due sentenze». Perché nonostante le vittorie consecutive, e il cambiamento dei vertici dell’università, il ricercatore quella cattedra che gli spettava l’ha soltanto sfiorata. «L’ateneo mi ha proposto un contratto che non mi riconosceva quale vincitore del concorso e non teneva conto del fatto che, in tutto quel tempo, a insegnare al posto mio c’era un’altra persona». Così viene assunto per quattro mesi e, alla fine del 2014, il suo contratto non viene rinnovato. «Su 53 posti da ricercatore a tempo determinato, ne vengono riconfermati 52. Tranne il mio», racconta ancora. Una beffa, «anche perché motivata dal fatto che io non avevo fatto attività».

Siamo a gennaio 2015 e la questione torna nelle mani dei giudici amministrativi: Scirè chiede il rinnovo del contratto, il riconoscimento del titolo e il pagamento di tutto quanto ha perso nel frattempo. Un risarcimento danni corposo, sul quale ancora il giudizio risulta pendente. Ma nel frattempo negli uffici di piazza Verga le cose si sono mosse e due magistrati lavorano sul suo caso: Monia Di Marco prima e Fabio Regolo poi. Tra gli indagati figura, in un primo momento, anche l’ex rettore Antonino Recca, la cui posizione viene successivamente archiviata. Siamo nel frattempo alla fine di maggio 2016. Pochi mesi dopo, a novembre, arriva come una batosta la richiesta di rinvio a giudizio per Serneri, Masella e Staderini: «In evidente violazione del bando e dei parametri fissati dal ministero» avrebbero attribuito punteggi positivi ai titoli di Nucifora, sebbene – si legge nel documento – questi ultimi fossero del tutto incongruenti con il settore disciplinare oggetto del concorso. «E in tal modo – continua il pubblico ministero – arrecavano intenzionalmente un ingiusto vantaggio alla candidata Melania Nucifora». Il procuratore Regolo individua come parti offese non solo Giambattista Scirè, ma anche l’università di Catania. La palla passa infine al giudice Oscar Biondi che, il 20 aprile 2017, sposa le motivazioni della procura e fissa l’inizio del processo. «Forse – ride Scirè – alla fine di questa storia, scriverò un romanzo».


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